La rivoluzione
Si erano messi in testa un principio… / di far saltare in aria il municipio! / Avevano arrotato i coltelli…/ per bucare pance e per cacciare budella!… / quando arrivò il giorno stabilito / nessuno si azzardò ad alzare un dito… / la mente si fece persuasa / e tutti si rinserrarono a casa. / Bastarono appena tre carabinieri / per far cambiare presto pensieri…/ Il giorno dopo c’erano per Scanno / in faccia al sole stese le…mutande!
Dove ci troviamo
Pajacce: o anche “Terra vecchia”, nucleo più antico dell’insediamento. Fascinosa è l’ipotesi, formulata da Luigi Quaglione sulla Foce, che fa risalire il nome a “Palis Ara”, riconducendolo al culto della dea latina Pales, dea dei pastori, protettrice dei pascoli e del bestiame, contro i predatori. Pales da “Parere = Generare” e fa crescere sani e forti gli agnelli. Nell’antichità la festa di “Palilia” era celebrata vicino agli stazzi, attraverso riti di auspicio e di perdono alla dea, per la eventuale profanazione dei pascoli e delle acque. A Roma la festa era celebrata il 21 aprile e pare certo che il nome Palatino abbia la stessa origine, essendo gli stessi Romolo e Remo pastori. Qui sorge l’antichissima chiesa di “Sante Stacche” (Sant’Eustachio”), del 1200, restaurata di recente. Quasi certamente edificata su un preesistente tempio di Giove (come nella vicina Campo di Giove, che ha lo stesso protettore). La leggenda del santo narra dei suoi figli, rapiti da un lupo e da un leone e della sua gioia nel riabbracciarli, dopo quindici anni, grazie ad alcuni pastori che li avevano salvati e allevati. Quindi anch’egli protettore dei pastori. Secondo la mitologia greca anche Zeus (Giove greco) fu allevato da un pastore di Creta. II santo viene festeggiato il 20 settembre, nel periodo in cui le greggi scendevano dai monti e si radunavano nei pressi del paese prima di partire per i pascoli invernali pugliesi. Preziosissimi sono la statua del santo (in legno di cerro, e l’organo, della fine del ‘600).
