7. Rua de ji pescère – Via dei Pescatori
Zu matremonio azz’uso
Era ntra lume e lustre a zu giardeini
cumparaiva la stella nauriente;
la zieta cu zu lacci maranceini
ci rifecì le trecce risplendente,
ci lavette za faccia a zu cateine
e ci faicì chinda d'ariente,
ci mettette la gonna ncu zi viulitti
ci facietti nu biezzi cappillitti.
stanza 4 di 46, edizione del 1760, primo componimento letterario in dialetto abruzzese
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Capostipite fra questi fu Romualdo Parente (1737 – 1834), unico rampollo di antica famiglia signorile che, giovanissimo, fra il 1760-64, fece circolare in forma anonima il poemetto in ottava rima “Zu matremonio azz’uso”, descrivendo la tipica cerimonia nuziale, con lo stile del cantastorie, tramandando ai posteri il “filmato” di una giornata scannese del ‘700, compresi i nomi e i soprannomi reali dei personaggi, rintracciati negli archivi parrocchiali, all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso, da Giorgio Morelli. Quasi contemporanea del primo è la “Fijjanna de Mariella”, naturale continuazione del matrimonio, con argomento potenzialmente scabroso, trattato invece con brio e disinvoltura. Chiudendo il ciclo vitale egli compose anche la versione scannese del celeberrimo lamento funebre “Scura maje”. Per valutare la grande importanza delle opere citate si consideri che esse sono unanimemente considerate le prime composte in dialetto abruzzese.
Il matrimonio all’uso
Era tra lume e lustro (albeggiava); al Giardino (località a est, alle spalle del monte Plaja / compariva la stella in oriente; / la sposa con i lacci amaranto / si rifece le trecce risplendenti, (i capelli erano divisi in trecce, avvolti da cordoni di vario colore, a seconda dello stato della donna o dell’occasione) / si lavò la faccia al catino / e si fece come d’argento, / si mise la gonna con il violitto (velo intessuto di fili di seta, d’argento e d’oro) / si fece un bel cappellito.
Questa ottava testimonia per la prima volta l’originale innovazione rappresentata dal particolare copricapo scannese, chiamato “cappellitte”.
Dove ci troviamo
Rua de ji pescère (Via dei pescatori): Erta scalinata che conduce dalla cinta muraria a ovest fino al Castellaro. Etimo riconducibile al fatto che era abitata dai pescatori del lago di Scanno, alcuni dei quali provenienti dal Fucino, prosciugato dai Torlonia nel 1878.