la neve ci allustrisce e ce fa jéle.
Nu cane
corre sfrustune rende a nu candone
e ‘n giéle
tutte le stelle viéne ‘m brecessone.
Fa fridde.
Ce jèlane ji penziére e le parole,
ma addumane, addumane, quande sole.
Notte d’inverno, o ancora meglio “Gelata notturna invernale con cielo sereno” – Il vento straccia l’aria e, a poco a poco, / la neve si fa lustra e poi gelo. / Un cane / corre guardingo rasentando un gradino / e in cielo / tutte le stelle vanno in processione. / Fa freddo. / Si gelano i pensieri e le parole, / ma domani, domani, quanto sole.
Notarmuzi utilizza, similmente al Leopardi, le immagini della natura per evocare emozioni e stati d’animo. Qui abbiamo un esempio chiaro della efficacia espressiva del dialetto. La parola “sfrustune” riferita alla corsa del cane, che in italiano è resa, impropriamente, con il termine “guardingo”, in dialetto significa “con la coda tra le gambe come se fosse inseguito da una frusta”.
Dove ci troviamo
Vi trovate nel quartiere detto “Porta della Croce”, che prende il nome dall’unica porta di ingresso sopravvissuta, delle quattro principali che si aprivano nella cinta muraria. La fila di case, a sinistra di chi entra è costruita sull’antico muro di difesa, che arrivava fino all’attuale Piazza Santa Maria della Valle, con la porta omonima, demolita nel 1905, per far passare la strada statale. Le altre due, anch’esse demolite, erano quelle di “Pajjacce” e “Sant’Antonie”.
