Transumanza urbana: un gregge di pecore nel cuore de L’Aquila

Un gregge di pecore ha attraversato il cuore dell’Aquila, dalla Villa Comunale fino a piazza Duomo, accompagnato dai Carabinieri Forestali a cavallo e dai trattori. Una scena insolita per una città, ma profondamente abruzzese, che ha trasformato per qualche minuto le strade del centro in un ideale tratto di tratturo. È stata la “transumanza urbana” ad aprire il Villaggio Coldiretti nell’anno in cui L’Aquila è Capitale italiana della Cultura 2026: un gregge vero, i cavalli, i trattori e la curiosità di cittadini e visitatori hanno portato nel cuore della città un pezzo dell’Abruzzo pastorale.

Un’immagine che racconta più di tante parole l’evoluzione del rapporto tra l’Abruzzo e la sua antica tradizione pastorale. Un tempo, invece, il loro passaggio, accompagnato dall’indimenticato Gregorio Rotolo, suscitò polemiche e persino sanzioni.

A ricordarlo è Nunzio Marcelli, pastore e imprenditore di Anversa degli Abruzzi, protagonista da oltre vent’anni di iniziative legate alla transumanza con la partecipazione di turisti provenienti da tutta Italia. Un’esperienza che negli anni ha cercato di trasformare un’antica pratica pastorale in un’occasione di promozione territoriale e culturale.

«Pensammo di passare attraverso le strade di Scanno, che probabilmente in origine svolgevano proprio quella funzione», racconta Marcelli ricordando una delle transumanze organizzate negli anni passati. Le proteste di alcuni commercianti lungo il percorso portarono però all’intervento della Polizia Municipale e alla contestazione di una multa.

Un episodio che oggi appare quasi paradossale se confrontato con quanto avvenuto all’Aquila, dove il passaggio del gregge è stato celebrato come simbolo identitario dell’Abruzzo rurale. Non tanto una contrapposizione tra due comunità, quanto il segno di un cambiamento culturale che sembra interessare sempre più territori: ciò che un tempo veniva percepito come un disagio viene oggi riconosciuto come un valore.

L’immagine delle pecore accolte nel centro dell’Aquila diventa così qualcosa di più di una semplice iniziativa promozionale. È la dimostrazione di come stia crescendo la consapevolezza del ruolo strategico della pastorizia, non solo sotto il profilo culturale ma anche ambientale ed economico.

Dal gregge contestato e multato al gregge applaudito e fotografato, il passo è lungo ma racconta una trasformazione importante. L’Abruzzo sembra aver riscoperto una delle sue immagini più autentiche: quella delle pecore che attraversano il territorio non come un ostacolo, ma come una risorsa, un patrimonio identitario e una possibile chiave per il futuro delle aree interne.

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