“La Giunta regionale sta cambiando radicalmente il 118 abruzzese. Nel 2023 la rete prevedeva 39 postazioni nelle quali operava, per l’intera giornata o per una parte di essa, un’ambulanza con medico a bordo. Nel nuovo assetto ordinario ne restano 15: si passa da 14 a 9 nella provincia dell’Aquila, da 11 a 4 in quella di Chieti, da 8 a 2 nel Pescarese e da 6 a nessuna nel Teramano. Ventiquattro ambulanze medicalizzate vengono quindi eliminate o trasformate, mentre una parte crescente dell’emergenza territoriale viene affidata ai mezzi infermieristici, alle automediche e alle ambulanze di base”. Lo dichiara il capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio regionale, Francesco Taglieri, intervenendo sul nuovo assetto approvato dalla Giunta.

Oggi molte ambulanze operano con un infermiere e un autista. Due persone possono rappresentare il minimo indispensabile esclusivamente per un trasferimento ordinario da ospedale a ospedale, quando il paziente è già stabilizzato e non presenta particolari complessità. Se durante il trasporto le condizioni peggiorano, oppure il mezzo viene inviato direttamente su un’emergenza territoriale, l’organizzazione cambia completamente e due operatori possono risultare insufficienti” – spiega Taglieri.
Queste criticità assumono un peso ancora maggiore nelle aree interne delle province dell’Aquila e di Chieti. Parliamo di territori montani, strade difficili, paesi distanti dagli ospedali e tempi di percorrenza che possono diventare molto lunghi, soprattutto durante l’inverno. “Per questo chiediamo che ogni ambulanza infermieristica abbia un equipaggio minimo di tre componenti: un infermiere, un autista soccorritore adeguatamente formato e un terzo soccorritore certificato” sottolinea Taglieri.

Poi prosegue: “le Linee regionali indicano i mezzi infermieristici come la componente più importante e solida del futuro soccorso avanzato, ma non definiscono ancora compiutamente gli algoritmi operativi, le procedure e i farmaci utilizzabili, i limiti di autonomia, i casi nei quali è obbligatorio il consulto con il medico della Centrale e una composizione vincolante a tre degli equipaggi. Queste garanzie avrebbero dovuto precedere la riorganizzazione, non essere rinviate a un momento successivo.
Il sospetto è che il nuovo modello sia stato costruito soprattutto per affrontare due problemi: la carenza di medici e la necessità di ridurre i costi. Sono esigenze reali, ma non possono diventare la giustificazione per indebolire il soccorso territoriale.
“Riorganizzare il servizio è necessario, ma non può significare cancellare oltre trent’anni di evoluzione del soccorso sanitario, ridurre la presenza dei professionisti e riportare le aree interne a un modello basato sul semplice trasporto. Chiederemo alla Giunta di rendere pubblici i protocolli operativi, i percorsi formativi, i criteri di certificazione, la composizione prevista per ogni equipaggio e i tempi effettivi di intervento delle automediche. Il diritto degli abruzzesi a essere soccorsi in modo tempestivo e sicuro non può essere sacrificato per far fronte alla carenza di personale e abbattere i costi”, conclude Taglieri.
