A settant’anni dalla tragedia di Marcinelle, dove l’8 agosto 1956 persero la vita 262 minatori di dodici nazionalità, tra cui 136 italiani di cui 60 abruzzesi, le commemorazioni di Charleroi e Bois du Cazier – in programma il prossimo 7 e 8 agosto – rinnovano il ricordo di una delle pagine più dolorose della storia dell’emigrazione italiana.

La tragedia affonda le sue radici nell’accordo siglato nel 1946 tra Italia e Belgio che portò oltre 140 mila italiani a lasciare il Paese per lavorare nelle miniere belghe in cambio delle forniture di carbone necessarie alla ricostruzione del dopoguerra. Tra loro, anche moltissimi abruzzesi: soltanto il Comune di Manoppello vide quaranta uomini partire senza fare più ritorno.

Il disastro del Bois du Cazier segnò uno spartiacque, determinando la sospensione dell’emigrazione assistita verso il Belgio e rappresentando, oggi come allora, il simbolo del sacrificio del lavoro italiano nel mondo. Proprio nell’anno del settantesimo anniversario, il Parlamento europeo ha avviato il percorso per riconoscere la stessa data come Giornata europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro; tra i rappresentanti delle istituzioni italiane, belghe ed europee, del mondo sindacale e delle associazioni degli italiani all’estero, anche il Movimento Cristiano Lavoratori prenderà parte alle celebrazioni di Charleroi per riaffermare un principio condiviso: fare della sicurezza sul lavoro un principio irrinunciabile, della dignità di ogni lavoratore il fondamento di una società davvero giusta e solidale e costruire una cultura della prevenzione, della responsabilità condivisa e della legalità, nella quale istituzioni, imprese e parti sociali collaborino affinché i diritti non rappresentino mai conquiste definitive, ma vengano difesi e sempre rinnovati di fronte alle nuove sfide ed emergenze del nostro tempo.

“La memoria di Marcinelle non appartiene solo al passato, ma richiama ancora oggi l’impegno a garantire sicurezza, dignità e tutela a ogni lavoratore e lavoratrice. La lezione che dovremmo ricordare e che continua a interrogare il nostro presente è che, pur con la speranza di garantire un futuro migliore alle proprie famiglie, il lavoro non deve mai trasformarsi in una condanna né nella scelta tra il pane e la vita. In quanto abruzzese e nipote di un lavoratore che perse la vita in miniera, prendere parte alle commemorazioni dei prossimi giorni riveste un significato profondamente personale. Consapevole del peso che la miniera ha avuto nella storia della mia terra, del valore della memoria e del dovere di trasformarla in responsabilità, a nome dell’intero Movimento Cristiano Lavoratori ritengo che la tutela della dignità del lavoro sia inseparabile dalla tutela della persona. Non esiste lavoro dignitoso se non è un lavoro sicuro. Ogni ambiente di lavoro deve mettere al centro la vita umana, perché nessuna esigenza produttiva, nessun profitto e nessuna emergenza economica possono giustificare il sacrificio della sicurezza”, ha commentato Alfonso Luzzi, Presidente Generale del Movimento Cristiano Lavoratori che interverrà alla due giorni di celebrazione in Belgio in rappresentanza del CNEL.

