L’Italia è il Paese con più abitazioni vuote d’Europa

Tra IMU, IRPEF e rendimenti mancati… Tenere fermo un immobile ha un costo rilevante.

Abitazioni di famiglia in borghi dal grande valore paesaggistico e appartamenti ereditati in paesini dell’entroterra italiano. Immobili in buono stato, arredati e pronti per accogliere gli inquilini del caso. Le chiavi, però, rimangono chiuse in un cassetto. Secondo il rapporto Federproprietà-Censis, è la situazione che riguarda ben 8,5 milioni di case presenti nel nostro Paese e che rendono l’Italia il membro dell’Unione europea con più abitazioni vuote. Si tratta di un patrimonio immobiliare bloccato e in controtendenza in un Paese in cui il turismo, secondo le stime di settore, vale circa 237 miliardi di euro di PIL, quasi il 13% dell’intera economia nazionale, e in cui ogni estate che passa rappresenta un’occasione mancata in più. 

Chi possiede una seconda abitazione vuota nello stesso Comune in cui vive, per esempio, è soggetto a una tassazione IRPEF sul 50% della rendita catastale rivalutata (del 5% e aumentata di un terzo), ovvero una tassazione aggiuntiva già in vigore dal 2014. Per quanto riguarda l’IMU, invece, diversi Comuni hanno già introdotto incrementi dell’aliquota sugli immobili inutilizzati o sfitti.

Una parte rilevante del patrimonio immobiliare fermo è concentrata nei piccoli Comuni e nell’entroterra del nostro Paese. Case ereditate da nonni e parenti, spesso in borghi dal grande valore paesaggistico ma poco popolati e che i nuovi proprietari non riescono a valorizzare. Alla situazione si aggiunge la complessità normativa crescente e le regole più stringenti del Codice Identificativo Nazionale (CIN), obbligatori all’aumento della cedolare secca al 26%, fino a sanzioni che possono arrivare a 8mila euro, che paralizzano molti proprietari convincendoli a lasciare in disuso l’abitazione, piuttosto che incappare in errori di gestione.

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