Tratturo Grande: Il diritto di transumanza

Una strada di 111 metri di larghezza dove ogni giorno, per otto mesi all’anno, passavano greggi di 60.000 pecore, è il Tratturo Grande, il percorso principale dell’Abruzzo che collegava il Gran Sasso al Tavoliere delle Puglie.

Sono passaggi attestati dal XIII secolo, ma tutto cambia nel 1443 quando il Regno di Napoli crea la Regia Doana delle Pecore. Una struttura amministrativa così complessa da sembrare uno stato nello stato. La sua missione: controllare ogni movimento, riscuotere tasse, stabilire regole.

I numeri dicono tutto. I tratturi principali — il Grande L’Aquila-Foggia (246 km) e il Magno (211 km) e 111 metri di larghezza, misura chiamata ‘passus’ ed era quasi immutabile. Lungo il percorso vi erano punti di controllo, fontane pubbliche finanziate dalla Corona, aree di riposo per il bestiame chiamate ‘loconi’.

La Doana della Pecore nel XVI secolo rappresentava il 10% dell’intera entrata fiscale del Regno di Napoli. Dieci per cento. Una singola amministrazione dedicata al bestiame trasferito.

Ma c’è una regola che oggi sorprende: i proprietari terrieri locali non potevano impedire il passaggio delle greggi, nemmeno se distruggevano i raccolti. Il diritto di transumanza era superiore al diritto di proprietà. La legge proteggeva il flusso, non i campi.

Questo sistema rimase in piedi fino all’Ottocento. Le ferrovie e la modernizzazione dell’agricoltura lo resero obsoleto. Oggi rimangono 44 tratturi storici in Abruzzo, riconosciuti come patrimonio culturale immateriale. Sono ancora lì.

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