Il presepe abruzzese vanta una tradizione antica e se in alcuni casi ha esibito uno sfarzo simile a quello dei presepi napoletani, si contraddistingue per il carattere sobrio che però non rinuncia alla cura e alla ricchezza di personaggi e scenari, tutti tratti dalla natura tipica della nostra regione e dalla vita delle sue mille contrade. E come poteva mancare Scanno in queste rappresentazioni? Ne era convinto Giuseppe Avolio, artigiano e pittore originario di Pacentro, che alla fine dell’Ottocento iniziò a immortalare nella terracotta scene e figure della quotidianità del suo tempo per destinarle a popolare le rappresentazioni della Natività allestite nelle case.

Erano i suoi ‘pasquarielli’, meglio conosciuti in dialetto abruzzese come i ‘mammuccije’: acqua, argilla, colori e tante sembianze che ‘Peppino’ ricavava osservando i paesani e frequentando assiduamente Piazza Maggiore in Sulmona nell’intento di abbozzare, nei giorni di mercato, quanti più costumi possibili delle diverse genti della valle peligna e dei paesi vicini. E la donna di Scanno, presenza consueta in queste occasioni e certo la più singolare per l’eccentricità del costume, diventò tra i personaggi più ricorrenti e anche tra i più richiesti della sua bottega, con le sue tinte accese, i tratti delicati e i dettagli sempre diversi, a rendere ogni statuina unica e originale.

Veri e propri pezzi d’arte e di storia, oggi i ‘mammuccije’ di Avolio, che morì nel 1962, si conservano tra le rarità dei collezionisti e sono esposti in musei (primo fra tutti il Museo Genti d’Abruzzo di Pescara) e in molte chiese abruzzesi, per le quali l’artista realizzò anche statue di santi (tra queste, proprio a Scanno, quella di S. Alfonso, datata 1928 e attualmente nella chiesa di S. Giovanni Battista). Ma soprattutto la sua arte ha generato fila di allievi e di seguaci che hanno dato vita a creazioni a volte di grande pregio, ispirate all’opera del suo iniziatore. Come le statuine di Sara Galterio, accuratissime realizzazioni che l’artista, anch’essa di Pacentro, esegue dagli stampi originali di Avolio; oppure il presepe etnografico del sulmonese Enzo Mosca (che si può ammirare nel Museo diocesano di Arte sacra di Sulmona), importante riproduzione di scene di vita e di mestieri praticati nella valle peligna alla fine del XIX secolo: 12 metri quadrati che mettono in scena, tra gli altri pezzi, 558 miniature in legno intagliate a mano, tra cui la donna scannese con la sua inconfondibile figura.

Il presepe, dunque, come viaggio nel tempo e nella memoria e come possibile proposta, in queste feste, per trovare sempre nuove tracce dell’apporto di Scanno alle vicende e all’immagine dell’Abruzzo.
Italia Gualtieri
(Foto gentilmente concesse dal Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara e dal Comune di Sulmona: La donna di Scanno nel presepe in terracotta di Giuseppe Avolio, 1900 circa e nel presepe ligneo di Enzo Mosca creato negli anni Ottanta).
