Ju Buk, edizione invernale 

Ju Buk continua il suo impegno, consolidando la sua identità di festival che sa essere strumento di cambiamento, di riscatto e di rinnovamento. Non solo una rassegna letteraria, ma un movimento che promuove la cultura come un atto di resistenza, un inno alla libertà, che trova nell’autunno e nell’inverno il momento ideale per nutrirsi e crescere.

Ieri pomeriggio a Scanno, auditorium G. Calogero, è stata la volta della scrittrice Kristine Maria Rapino, con il romanzo Scialacca, ambientato in Abruzzo, in dialogo con Eleonora De Nardis e commentato dalle alunne delle scuole medie di Scanno.

Scialacca” è il termine per indicare sia una resina naturale (usata nei fuochi d’artificio) che un luogo simbolico di memorie e legami familiari sospesi, dove il protagonista torna per confrontarsi col passato e cercare perdono, affrontando rancori e silenzi familiari, specialmente con il fratello. Il romanzo della Rapino è un’opera che esplora temi universali di ritorno, perdono e rinascita, con la “scialacca” come metafora di un angolo dimenticato dove il tempo conserva ferite e ricordi irrisolti, legati all’attività pirotecnica della famiglia. 

In sintesi, quando si parla di “Scialacca”, si parla di un libro che parla di famiglia, tradimento e redenzione. Una metafora di ciò che rimane impigliato nel passato. Il colore rosso fuoco dei fuochi d’artificio e le emozioni che essi scatenano.

Con questo cambiamento di stagione, Ju Buk non solo si arricchisce, ma diventa una testimonianza concreta di come le stagioni della natura e quelle della Storia possano convergere in un abbraccio di libertà e giustizia. Naturalmente a Scanno, da sempre capitale elettiva di cultura, arte, tradizioni e rivoluzioni, nonché culla della kermesse.

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