Italia fragile: il nuovo rapporto ISPRA sul dissesto idrogeologico

L’Italia resta uno dei Paesi europei più vulnerabili dal punto di vista idrogeologico. Lo conferma l’ultimo Rapporto ISPRA 2024 “Dissesto idrogeologico in Italia: pericolosità e indicatori di rischio”, che fotografa con chiarezza una realtà sempre più critica.

Il quadro è allarmante: quasi un quarto del territorio nazionale è classificato come a rischio frana, per una superficie che ha raggiunto i 69.500 km², con un aumento del 15 % rispetto al 2021. Un dato che racconta bene come i fenomeni di dissesto stiano diventando sempre più diffusi, complici i cambiamenti climatici e la scarsa manutenzione del territorio.

Non si tratta di un rischio astratto. Oggi, in Italia, vivono in aree potenzialmente soggette a frane 5,7 milioni di persone. Fra questi, oltre 1,2 milioni abitano nelle zone considerate a pericolosità elevata e molto elevata (P3 e P4). Non parliamo quindi di un problema limitato a zone montane o isolate, ma di una condizione che tocca città, paesi, frazioni e comunità intere.

La vulnerabilità non riguarda solo le persone. Nelle aree a rischio troviamo 742.000 edifici75.000 attività economiche e 14.000 beni culturali: pezzi di vita quotidiana, lavoro e patrimonio che potrebbero essere compromessi da eventi improvvisi e devastanti.

Le regioni più esposte

Il rapporto evidenzia come non tutto il Paese sia colpito allo stesso modo. Alcune regioni hanno visto crescere sensibilmente le aree vulnerabili. La Provincia di Bolzano registra il balzo più netto, con un +61,2 %. Subito dietro la Toscana, che segna un aumento del 52,8 %, la Sardegna (+29,4 %) e la Sicilia (+20,2 %). Dati che raccontano come il rischio non sia più confinato a territori storicamente fragili, ma tenda ad allargarsi in modo trasversale.

Eventi estremi sempre più frequenti

Gli ultimi anni hanno offerto esempi concreti della gravità della situazione. L’alluvione nelle Marche, la frana di Casamicciola a Ischia, i danni devastanti in Emilia-Romagna, fino alle piogge torrenziali che hanno colpito Piemonte e Valle d’Aosta: ogni volta si ripete lo stesso copione, con vittime, danni incalcolabili e la consapevolezza che il territorio non regge più l’urto degli eventi estremi.

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