Oggi, 25 novembre, torna la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: un appuntamento che, purtroppo, non è mai solo simbolico. Nel 2025 sono già più di 50 le donne uccise in Italia. Un numero che fa paura, ma che racconta solo una parte della realtà.

La Giornata fu istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999.
Accanto ai femminicidi ci sono migliaia di casi di violenza psicologica, economica, stalking, molestie sul lavoro: forme di abuso spesso silenziose, difficili da riconoscere persino per chi le subisce. Per questo serve un impegno corale – istituzioni, sindacati, associazioni, cittadini – che vada oltre la singola ricorrenza. Serve prevenzione, protezione, educazione. Serve soprattutto cambiare la cultura che ancora, troppo spesso, giustifica o minimizza.

Ormai da diversi anni, i simboli contro la violenza sulle donne, sono le scarpe e panchine rosse. Le scarpe rosse rappresentano la battaglia contro i maltrattamenti e femminicidi e la loro storia nasce in Messico, a Ciudad Juárez, città tristemente nota per il numero sconcertante dei femminicidi avvenuti negli ultimi vent’anni. Un’artista messicana, Elina Chauvet, per ricordare le donne vittime di violenza, compresa la sorella assassinata dal marito a soli vent’anni, che nel 2009 posizionò in una piazza della città 33 paia di scarpe femminili, tutte rosse.

Il colore rosso è stato in seguito adottato per simboleggiare in maniera più ampia il contrasto alla violenza di genere, in particolare con le panchine, luogo simbolico attorno al quale raccogliersi per riflettere. La panchina rossa oggi viene utilizzata per dire no alla violenza, e nello specifico alla violenza domestica, per sottolineare come la violenza sulle donne avvena anche in contesti comunitari e familiari.

