I bei ricordi dell’estate scorsa…

La fotografia scannese in bella mostra con “L’occhio innamorato”

La fotografia unisce e ha fatto bella mostra nell’Auditorium Guido Calogero. Ed essendo stata un’esposizione collettiva, gli occhi sono stati più di uno; di persone innamorate dell’arte specifica fatta di clic ma soprattutto innamorate di Scanno. Un insiemedi stili diversi per tecnica e sensazioni, ma anche la capacità e la fortuna di cogliere l’attimo.

Scanno, ovviamente, sempre in primo piano con le sue Donne, il Costume, gli scorci, il territorio…quando la realtà può essere molte cose nello stesso momento. Basta saperla guardare nel segno della meraviglia: un percorso che si vive in tutta la sua interezza. Oltre 60 le opere raccolte nel suggestivo ambiente delle ex Anime Sante per rendere omaggio a un’arte che appassiona ed emoziona e che, a tutto tondo, è frutto di esperimenti derivanti da tecniche e materiali avanzati. Le opere esposte ricostruiscono un viaggio, intenso, suggestivo e poetico. E sì, perché la fotografia è anche poesia!

Gli scatti raccontano dei vari decenni di impegno e passione; dal bianco e nero vibrante degli esordi alla rivoluzione del colore, che un espositore ha introdotto per cogliere le particolarità del paese. Le fotografie, suddivise per temi e per autore, restituiscono lo sguardo acuto di ognuno capace di raccontare la società scannese con empatia e rigore. Tra le novità anche immagini “rubate” e ironiche che trasformano le foto in occasione di riflessione. Per i visitatori è stato uno stimolo osservare la vita paesana con occhi diversi, come pratica di attenzione, memoria e consapevolezza.

In un mondo che sembra impazzito, la fotografia può rappresentare una fuga da quella realtà malata come le guerre, regalandoci immagini che trasmettano sensazioni ed emozioni positive: amore, tenerezza, stupore, pace, gioia, cura, libertà, serenità e soprattutto tradizioni…le nostre. Fissare il mutevole in un attimo eterno, è questo l’obiettivo che ci si pone quando si scatta una fotografia. E cosa c’è di più soggettivo in una foto se non il passare degli anni, così instancabilmente ripetitivi eppure così diversi, ognuno con le proprie sfumature, la propria identità, le proprie emozioni? Le persone nelle foto non sono altro che il linguaggio del luogo, del quale i fotografi si sono resi interpreti cogliendone l’essenza profonda, mossi dalla bellezza del quotidiano. Sono stati capaci di coniugare sapere e vedere, offrendoci la realtà vera e non la superficie. 

Data l’ottima riuscita dell’evento, tenutosi lo scorso mese d’agosto, è doveroso citare gli espositori: Cesidio Silla, Francesco Lavillotti, Marinello Mastrogiuseppe, Michele D’Alessandro, Michele Gentile e Nicola Piscitelli, cui la Foce esprime i propri complimenti con l’augurio di ripetere tale iniziativa e magari trasformarla in una mostra permanente. L’altro augurio è quello di potersi inserire nelle manifestazioni dell‘Aquila Capitale Italiana della Cultura 2026, valorizzando il territorio anche attraverso eventi come questo.

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