Circa 77mila ettari di territorio bruciati in Italia, con l’emissione di 13mila tonnellate di PM2,5.
A livello europeo la stagione 2025 è stata la peggiore di sempre (al 9 settembre erano quasi un milione gli ettari di territorio europeo bruciati) mentre, alla stessa data, la media di quanto avvenuto negli anni fra il 2006 e il 2024 era di poco più di 300mila. In termini assoluti, la Spagna ha avuto la maggiore superficie devastata dagli incendi, con oltre 380mila ettari.

Nella stagione estiva 2025 in Italia secondo i dati EFFIS, è stato un anno negativo, ma in misura decisamente minore rispetto al 2021, quando alla stessa data le superfici bruciate ammontavano a 147mila ettari, ed anche al 2023 (98mila) anche se la media (2006-2024) è stata di 51mila ettari. Il numero di incendi, 532, è stato maggiore rispetto al dato medio 2006-2024, di 265 incendi annui. Nel corso degli incendi vengono immessi in atmosfera vari inquinanti che sono quantitativamente stimati da EFFIS, ad esempio nel 2025 in Italia risultano diffuse 13mila tonnellate di polveri sottili (PM2,5), più di 4mila di ossidi di azoto (NOx), quasi 800 tonnellate di Black Carbon, la frazione più nociva delle polveri di cui abbiamo recentemente parlato Black Carbon e particelle fini (PM1), nonché quasi 3 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

Il pericolo di incendio è collegato alle condizioni meteorologiche che determinano condizioni favorevoli per lo sviluppo di tali eventi (perdurante siccità e alte temperature), che comunque sono quasi sempre innescate da azioni umane (dolose o colpose), e quindi anche su di essi influiscono gli effetti dei cambiamenti climatici.
