A Frattura “I paesi del silenzio in Abruzzo”

L’estate culturale fratturese si è conclusa con la presentazione in anteprima del libro I paesi del Silenzio in Abruzzo, allapresenza di uno degli autori Giovanni Lufino che, insieme a Dino Di Pietro e Massimo D’Andreamatteo, ha realizzato il volume.

Nello specifico trattasi di un racconto fotografico (190 foto con tracce narrative) dei borghi ormai abbandonati d’Abruzzo, “I paesi del silenzio” appunto. “Segreti luoghi vittime dell’abbandono, almeno la maggior parte di essi, che solo un’attenta politica potrebbe salvaguardare”, riferisce Lufino. Un viaggio degli occhi, ma ancor più dell’anima, alla ricerca di un tempo perduto ancora da raccontare, per riflettere su “chi siamo” e su “chi eravamo”. Evocativo, oltre il senso strettamente artistico, l’uso del bianco e nero capace di immortalare i diversi paesi, per una fotografia che si fa scrittura oltre la parola.

Da introduzione al volume ha funto la videoproiezione Un mondo perduto. Format suggestivo, anche per la presenza delle musiche, aperto proprio dal paese di Frattura e poi a seguire dalle foto realizzate a Frattura vecchia (distrutta dal sisma del 1915), prima di proseguire con gli altri borghi.

La giornata è stata introdotta dal curatore dell’evento, per conto dell’Associazione Culturale “R. Martorella”di Frattura, Marcello Giovannelli, docente attento alle dinamiche culturali fratturesi, ed è stata arricchita dagli interventi della giornalista e scrittrice (sua la traccia narrativa nel testo su Frattura) Ilde Galante e dall’antropologa Anna Rizzo, già autrice del testo I paesi Invisibili (vincitore del Premio Benedetto Croce 2023), che hanno dialogato con l’autore Giovanni Lufino sulle cause, su tutte l’emigrazione, che hanno condotto nel tempo allo spopolamento di quelli che erano veri e propri centri abitati. La presenza di pubblico è stata notevole, così come gli interventi che hanno arricchito il dibattito. Al termine lo stesso Lufino ha mostrato somma soddisfazione, rivolgendo un caloroso ringraziamento alla comunità accogliente e all’ Associazione ALCuA (Associazione per la Libera Cultura in Abruzzo).

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