Ci ha lasciato Gianni Berengo Gardin, uno dei più grandi fotografi del Novecento italiano – Cittadino onorario di Scanno

Gianni Berengo Gardin è morto il 6 agosto a 94 anni. Fotografo tra i più autorevoli del Novecento, ha attraversato oltre settant’anni di storia italiana con la sua inseparabile Leica e uno sguardo fedele alla realtà. «La macchina fotografica è come la penna per lo scrittore: uno strumento per raccontare cose» diceva. E lui ha raccontato l’Italia sociale e urbana: i manicomi prima della legge Basaglia, il lavoro nelle fabbriche, le comunità rom, le trasformazioni delle città, la battaglia contro le grandi navi a Venezia. Sempre in bianco e nero, senza flash, senza ritocchi. Vera fotografia, come recita il timbro che applicava sul retro delle sue stampe.

Sono migliaia le sue stampe in archivio, che raccontano l’Italia, tra cui Scanno, e molti paesi d’Europa con il suo stile inconfondibile. Ha iniziato a fotografare durante la guerra, ma non ama sentirsi definire artista: «Fotografo non basta? Si dica narratore».

Negli anni 50 scappò a Parigi, dove conobbe i grandi artisti che in quegli anni animavano la capitale francese. L’ultima sua venuta a Scanno fu nel novembre 2016 quando il Comune, in una seduta straordinaria del Consiglio, gli conferì la cittadinanza onoraria che egli ricambiò con grande affetto.

Nato a Santa Margherita Ligure da famiglia veneziana, ha vissuto a lungo a Milano, città dove ha costruito un archivio sterminato – quasi due milioni di scatti – e dove ha lavorato con tutte le principali testate italiane e internazionali. Ma si è sempre definito un artigiano, non un artista: «La fotografia non deve essere artistica, deve documentare qualcosa che abbia un significato».

Il suo rapporto con Scanno nasce nel 1981 quando riceve il Premio Scanno per il miglior fotolibro dell’anno “India dei villaggi” edito da Baldini e proprio in questa occasione ha modo di conoscere il nostro paese. Solo sei anni dopo pubblica il libro Scanno: un paese che non cambia! ma lui a differenza di Giacomelli si era soffermato anche sull’architettura del paese.

Sulle orme di Henri Cartier-Bresson, spesso accostato a lui per il suo lirismo interpretativo, contribuisce a rendere celebre Scanno nel mondo. Come riporta nel libro, la sua intenzione era quella di documentare e di far meglio conoscere come questo paese vivesse ancora.

Il Maestro Gardin ha da sempre prediletto il racconto fotografico con la pubblicazione di oltre 250 libri focalizzando la sua attenzione su tematiche della vita quotidiana, dell’architettura e del paesaggio. Con i suoi scatti Gardin ci ha lasciato una grande testimonianza di fascino e bellezza del nostro territorio. Ha dichiarato in un’intervista: “bisogna avere tanta fiducia nella realtà. E cercarla anche, la realtà. Selezionarla, perché non tutta la realtà è fotografabile.” E ancora: “il mio vantaggio è stato quello di fare le cose con passione, e con questo spirito potrei dire di non aver lavorato un solo giorno in vita mia.”

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