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Riteniamo opportuno riproporVi un intervento di due qualificati collaboratori della Foce, su un tema di grande attualità.

"Lo Start" al Futurismo...

È passato un secolo da quando Filippo Tommaso Marinetti, nel febbraio 1909, pubblicò il “Manifesto Futurista” Egli, con la sua opera comunicativa, funse da cerniera, da snodo, da detonatore tra la cultura ottocentesca e il nuovo deflagrante movimento avanguardista, movimento questo che segnò il nuovo corso dell'arte italiana dando vita al Futurismo. Altri artisti, quali Umberto Boccioni, Carlo Carrà, Luigi Russolo, Giacomo Balla e Gino Severini sostennero questa corrente caratterizzata da uno spirito eversivo, firmando ulteriori manifesti relativi alle diverse arti. Grazie alla sua espressività e rappresentatività, il Futurismo venne ritenuto il più innovativo del 1900 e rapidamente si diffuse in Europa. Questa corrente si contrapponeva alla cultura tradizionale e lanciava la sfida per un rinnovamento radicale delle arti, della vita sociale e della politica. Il nodo centrale era la rappresentazione del movimento, della dinamicità sempre contemporanea e spesso legata a situazioni ed ambienti urbani. La volontà, forse utopistica, di ridisegnare l'intero ambito dell'esperienza umana, in una chiave inedita, introduceva nell'arte il nuovo concetto della modernità. Si riteneva indispensabile tale mutamento in quanto la realtà della civiltà industriale esigeva nuovi tempi d'azione e compiti, determinati questi dal progresso e dalle macchine. Le opere realizzate interessarono molteplici settori della creatività: la pittura, la scultura, la fotografia, il cinema, la musica, la scenografia, ed ancora le futuribili novità concepite per il teatro, per l'architettura, per le arti decorative e per concludere, si fa per dire, la moda e la pubblicità. A causa della Prima Guerra Mondiale però, l'esperienza futurista ebbe una brusca frenata d'arresto; tale fu la traumatica trasformazione della realtà sociale che l'energica e propulsiva spinta iniziale andò pian piano affievolendosi: infatti la stessa si esaurì in un trentennio circa. Naturalmente anche a Scanno, nei contemporanei tempi, non potevano non esserci "seguaci" di questo movimento artistico.

I nostri "mecenati & committenti", perseguendo la propria trascinante vena ispiratrice, avvalendosi di collaboratori dalle ampie e lunghe visioni e sfruttando le eccellenti capacità professionali di rifiniti mastri artigiani, hanno arricchito il borgo con opere ed installazioni di notevole gusto estetico, offrendo, non solo ai paesani increduli e sbigottiti, un nuovo concetto, quello del dinamismo nel buon senso pubblico, nella cosciente vivibilità e nella progressiva, sostenibile fruibilità. E importante rimembrar per noi oggi il costante flusso dei fotoni che rendeva luminescenti tutti questi signori nei loro diversi compiti ed inoltre, la loro convinzione nel sentirsi sospinti ed inebriati dall'impalpabile materia odorosa, là, nelle stanze del palazzo sul nostro colle. Era e, a quanto par di sentire e vedere, è ancora viva, in loro, la convinzione di continuare con lo stesso spirito, con la stessa intraprendenza l'opera in divenire, di sensibilizzazione e di emancipazione dei rozzi villici intelletti.


...e Scanne ‘vrevotta!

Abbiamo ricevuto in Redazione da alcuni lettori diverse fotografie che segnalano e testimoniamo con quanta incuria viene trattato e mantenuto il centro storico di Scanno. Lo stato di degrado di alcune zone del quartiere di "Pajacce" e diverse segnalazioni su ristrutturazioni inopportune testimoniano quanto poco teniamo al nostro paese e quanto poco siamo pronti a conservarlo. Da anni, le scalinate che consentono l'accesso ai quartieri del Castellare e di Sant'Eustachio, versano in condizioni disastrose provocando numerosi disagi ai residenti. Che si aspetta ad intervenire? Facente la iettata o ce metterne le prete? Come direbbe Amleto «...questo è il problema!!!». Un altro esempio che sentiamo di riportare sulle pagine del nostro giornale è rappresentato da uno dei tanti portoni ristrutturati di recente e che nulla ha a che vedere con il contesto architettonico generale. Nella foto è immortalato un portale i cui stipiti sono stati smaltati con delle vernici rosse ad effetto marmo, il tocco di classe finale è stato poi dipingere il portone, e la porta adiacente, con uno smalto verde brillante. Altro esempio potrebbe essere quello delle “cemmose” piastrellate che nascono come funghi nel centro storico. Non ci vogliamo arrogare il diritto di dire ai legittimi proprietari quali sono le modalità opportune per ristrutturare le loro proprie abitazioni ma vogliamo semplicemente segnalare come tali opere possano compromettere, se analizzate nel complesso, l'equilibrio architettonico quasi millenario di uno dei centri storici più importanti e belli d'Abruzzo. Infine sollecitiamo il Comune di Scanno affinché adotti delle misure urgenti che regolamentino gli interventi di ristrutturazione al fine di evitare il ripetersi di scandalose colorazioni di porte, finestre, facciate e quant'altro, compresa la strada antistante la chiesa della Madonna del Carmine. Per dovere di cronaca riportiamo la situazione in essere dei finanziamenti destinati al rifacimento del manto stradale di Via Siila, a partire da Piazza San Rocco fino a Porta della Croce. Importo totale finanziato 625mila €, quota destinata ad interventi per piccole opere di restauro a privati 70mila €; finanziatori: Regione Abruzzo 500mila €, Comune di Scanno 125mila € attraverso la sottoscrizione di un mutuo. Per chi volesse saperne di più la legge di riferimento è la LR № 15 del 2004 sui recuperi dei centri storici. I Comuni che hanno avuto accesso ai finanziamenti sono: Scanno, Pacentro e Santo Stefano di Sessanio. Per concludere, a causa di "incomprensibili" quanto assurdi ritardi dell'amministrazione comunale nell'indire la gara di appalto per le opere di ristrutturazione rischiamo concretamente di perdere il finanziamento a causa della scadenza di utilizzo... e Scanne ‘vrevotta!!

Pagina a cura di Filip & Morris

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