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Sabato 17 Aprile 2010 02:49
Scritto da Paolo Di Loreto

Tutte le sere d’inverno, prima di andare a letto, noi bambini guardavamo il cielo per indovinare il tempo del giorno dopo e chiedevamo agli adulti, che avevano ascoltato le previsioni alla radio, se c’era qualche possibilità di neve durante la notte: ad essa, infatti, erano legate le nostre speranze di saltare la scuola. Poi, dopo aver attraversato di corsa una gelida scala, approdavamo nel nostro letto ben riscaldato dal monaco e da una borsa d’acqua calda e ci addormentavamo sperando nella provvidenza. E alle volte la nostra fiducia veniva premiata. In quel caso, era ancora buio pesto quando il suono del batacchio rimbombava più volte per le scale e sembrava far tremare l’intero palazzo. Svegliava non solo il destinatario della chiamata, cioè mio nonno, ma tutta la casa. Era Marcellucce, lo spazzino municipale, che, in caso di nevicata abbondante durante la notte, impossibilitato a svolgere il suo solito lavoro, era incaricato di un altro importantissimo compito. Proprio in funzione di questa diversa mansione veniva ad avvertire il Sindaco della difficile situazione delle strade e a chiedere se, in quelle condizioni, bisognasse “annunciare alla popolazione” che le lezioni, per quel giorno, erano sospese. Per me e mio fratello, che conoscevamo bene le ragioni di quel frastuono, quel risveglio era molto gradito, perché quasi sempre significava giornata di vacanza, tempo di sonno più lungo e alzarsi molto dopo che gli adulti avevano acceso le stufe a legna e ben riscaldato la casa. Mentre Marcellucce e mio nonno parlottavano per le scale, noi bambini restavamo nel letto con il fiato sospeso, nell’attesa della sentenza. Dopo qualche minuto sentivamo finalmente il fragore del portone che sbatteva. Era il momento decisivo! Normalmente, dopo pochi secondi, la trombetta di metallo color oro, a forma di corno, emetteva il suo suono inconfondibile “tutuuuuuuu” e la voce di Marcellucce, che così iniziava il suo lungo giro per il paese, annunciava a tutti la lieta novella: “Oggi non c’è scuola”. Nonno tornava a dormire, la voce di Marcellucce si allontanava sempre di più e noi potevamo riprendere a sognare nel tepore dei nostri letti.
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