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Note a margine di “Il nuovo Capocroce compie cento anni”

Due delle più importanti demolizioni operate nel 1909

 Per il Regno di Napoli Scanno era un centro abitato di rilevanza economica non indifferente, e lo fu anche dopo la restaurazione del 1814. Seconda, quanto a numero di capi di bestiame solamente a Castel del Monte, costituiva un polo industriale (come si direbbe oggi) dell’industria armentaria considerevole in un Regno preunitario la cui economia per lo più non è conosciuta o è stata mistificata.  

 

Gregge di pecore a Scanno

 

Congresso di Vienna (1814)

 Nell’immaginario collettivo le imprese armentarie sono poco più di una lavoro autonomo, più vicine ad una economia artigiana che ad una vera impresa di produzione. In realtà non ci si rende conto quanto l’allevamento della pecora aveva ed ha ancora un indotto non indifferente quanto alla produzione della carne, dei prodotti caseari, della filatura, della tessitura e della commercializzazione dei manufatti. 

 

Lavorazione della lana di pecora

 

Salatura del formaggio pecorino

Quando il Re di Napoli fu privato del suo Regno - più con le armi della ideologia e della propaganda, che con l’azione militare - Scanno fu conosciuto dai nuovi governanti perché divenne un centro strategico per la repressione della resistenza legittimista, che si opponeva all’annessione al Piemonte.  

L’Europa dopo il congresso di Vienna (1814)

L’Italia prima e dopo la conquista del Regno delle Due Sicilie e l’annessione di parte dello Stato Pontificio (1861)

L’Abruzzo e la Lucania furono le ex Province Borboniche che ci opposero con maggior vigore al nuovo ordine politico. In Lucania fu organizzato l’ultimo tentativo per sollevare le popolazioni contro i Piemontesi con il concorso del generale spagnolo José Luis Borjes e del sostegno politico del Cardinale Giacomo Antonelli Segretario di Stato Pontificio.

 

Gen. José Luis Borjes

 

Card. Giacomo Antonelli

 

Civitella del Tronto e la fortezza

 In Abruzzo la fortezza militare di Civitella del Tronto fu l’ultimo baluardo militare a cedere all’invasione delle truppe piemontesi, scese in massa per combattere la resistenza che si era data alla macchia; strategicamente furono messe in campo due armate poste in competizione tra di loro comandate, guarda caso, da due storici antagonisti: i generali Enrico Cialdini e Alfonso La Marmora con i suoi Bersaglieri. 

 

Il generale Enrico Cialdini

 

Stampa d’epoca

 

Il generale Alfonso La Marmora

Nel frattempo anche i Carabinieri furono messi in campo contro i legittimisti; come forza di polizia furono distribuiti a tappeto sul territorio con una rete di stazioni tuttora esistente. A comandare la Stazione dei Carabinieri di Scanno fu inviato il famoso Brigadiere Chiaffredo Bergia, una vera leggenda umana, che si prodigò in questa lotta senza quartiere con operazioni spesso condotte da solo e sotto travestimento. Ricevette molte promozioni sul campo fino al grado di capitano e in quell’epoca nell'Esercito Italiano era l'ufficiale più decorato al valore. 

La squadra ci Carabinieri comandata da Bergia (il secondo da sinistra in prima fila)

Chiaffredo Bergia in una foto che lo rappresenta travestito da brigante.

In quel periodo, oltre alla tecnica investigativa del travestimento, Bergia introdusse anche l’uso delle fotografie segnaletiche

Con il concorso economico degli scannesi proprietari di armenti fece costruite in località Pantaniello un blockhause dove furono ospitati quindici carabinieri impegnati nella repressione del c.d. “brigantaggio” sulle nostre montagne. 

 

Pantaniello

Una divisa appartenuta a Chiaffredo Bergia e conservata nel Museo Storico dell’Arma dei Carabinieri in Roma

Nel 1870 fu dichiarata conclusa la “lotta al brigantaggio”, fu ritirato l’esercito e furono abrogate le leggi speciali che prevedevano la pena di morte per i legittimisti, da comminarsi con processo militare e sommario. Anche per Scanno finì un triste periodo e ci si cominciò a guardare con un occhio diverso il nuovo Regno d’Italia che amdava consolidando ormai le proprie istituzioni e la propria organizzazione: nuova moneta e per quanto riguarda le comunicazioni un nuovo servizio di poste e telegrafi.
Di lì a poco Roma sarebbe diventata la nuova capitale e sarebbe stata più facilmente raggiungibile attraverso lìammodernamento delle strade carrozzabili borboniche e la realizzazione di una rete ferroviaria. Tra l’anno 1881 e il 1887 fu allargata la strada che da Anversa saliva a Scanno, sostituendone in parte l'antico tracciato (non senza arrecare però qualche ferita soprattutto nei punti più caratteristici delle Gole del Sagittario). La ferrovia litoranea adriatica era stata costruita nel 1863 e dieci anni dopo la nascente città di Pescara fu collegata a Sulmona, che nel 1888 poteva essere raggiunta in treno anche da Roma. Si profilavano perciò nuove prospettive all’orizzonte, ma non tutte erano rosee. 

 

Il ponte ad una luce della strada anversa Scanno

 

Il treno Roma Pescara in prossimità della stazione di Scanno

L’economia armentaria, infatti, perdeva sempre più l’interesse che aveva ancora ad inizio secolo, minata dalle trasformazioni fondiarie nel Tavoliere di Puglia e dalla concorrenza delle lane provenienti dalle colonie inglesi medio orientali. Iniziò un vero e proprio spopolamento dei paesi montani: la borghesia proprietaria - che passò ad esercitare le professioni liberali, e talora “vivere di rendita” - si trasferì nelle grandi città (prima Napoli, poi Roma, Torino, Milano). La perdita di occupazione degli strati popolari nella pastorizia ebbe come conseguenza la massiccia emigrazione verso le Americhe già alla fine dell’800 - la punta massima si ebbe nel 1913.

 

 

Un’immagine di emigranti verso l’america

 

Lo sbarco a Ellis Island

Ellis Island è un isolotto nella baia di New York, era la maggiore frontiera d’ingresso per gli immigranti che sbarcavano negli Stati Uniti. In base alle nuove leggi sull’immigrazione introdotte negli Stati Uniti d’America nel 1892 tutti i migranti dovevano essere sottoposti a rigidi controlli sanitari e registrate una serie di informazioni che li riguardavano: nominativo, età, stato civile, precedenti penali, da dove provenivano, se avevano denaro con se, se sapevano leggere e scrivere, in che città intendevano andare, da chi erano stati chiamati o se avevano un contratto di lavoro, se avevano lasciato moglie e figli in Italia.

 

Un foglio del manifesto di viaggio della nave Hindoustan su cui viaggiarono 33 scannesi

L’8 marzo 1893 la nave “Hindoustan” arrivò a New York con un carico di 1.235 passeggeri di cui ben 33 provenienti da Scanno: Egidio Augellone (di anni 33), Luigi Bruno (39), Egidio Cellini (23), Domenico Centofanti (24), Emilio Centofanti (19), Ferdinando Centofanti (30), Germano Centofanti (54), Nunzio Centofanti (38), Santo Centofanti (31), Vittorino Ciarletta (17), Francesco Ciccotti (34), Matteo Francalancia (42), Epifanio Fratturelli (18), Giovanni Fratturelli (41), Giuseppe Fratturelli (38), Luigi De Crescenti (38), Venturino Del Fattore (17), Del Benedetto Nicola (14), Del Benedetto Saverio (40), Pasquale Del Monaco (21), Nicola Di Giulio (14), Orazio Di Zillo (17), Luigi Mancinelli (29), Egidio Mancinelli (42), Ilario Mancini (38), Gennaro Paulone (30), Angelo Schiappa (28), Filippo Sebastiani (28), Luciano Simboli (32), Amedeo Spera (16), Paolo Spera (46), Diodato Tarullo (20), Isidoro Ubaldi (19). E non furono i primi!
Nunzio Gianferrante di 23 anni era già sbarcato il 20 aprile 1893 dalla nave “San Giorgio”. Ma un dato singolare lo troviamo nel manifesto di viaggio della nave “Fulda” partita da Genova e approdata a New York 9 settembre del 1892: due donne di Scanno si presentano da sole alla frontiera: Severina Pace di 25 anni e Angela Pace di soli 3 anni; non sono le prime ad emigrare perché il funzionario della dogana annota “peasant’s wife” (moglie di contadino) forse giunto prima di loro in America. E poi via via fino al 1925 quando terminano le registrazioni di Ellis Island, approssimativamente 1.300 scannesi emigranti, senza tener conto di quanti si diressero verso il Canada o gli stati dell’America Latina (Venezuela, Argentina, Brasile).

 

Il manifesto di viaggio della nave su cui viaggiarono le scannesi Severina e Angela Pace

La relativa vicinanza con Roma, non più separata dalla frontiera dello Stato della Chiesa, favorì il movimento dei viaggiatori. Cominciarono così ad interessarsi a Scanno, a quella “isola etnica” - come veniva definita per via della “foggia del vestire delle donne” - molti escursionisti che facevano capo ad associazioni naturalistiche e geografiche, soprattutto al Club. La descrizione delle cose notevoli di Scanno fu inserita nella voluminosa “Guida dell’Abruzzo” (1903) curata da Enrico Abbate, destinata ai soci del Club Alpino Italiano e un altro socio del prestigioso sodalizio, D. Scacchi, già nel 1899 aveva pubblicato un volumetto interamente dedicato a “Scanno e la Valle del Sagittario” riccamente illustrato con le foto dello scannese Pietro Di Rienzo.

 

 

Il frontespizio delle prime guide turistiche che illustrarono Scanno

L’unità d’Italia contribuì ad incidere anche sulle abitudini educative a culturali degli abruzzesi; l’obbligo scolastico e la organizzazione delle scuole pubbliche aumentò il numero degli scolari e chi proseguiva gli studi non si recava più a studiare solo a Napoli, ma cominciò ad indirizzarsi anche verso Roma o la Toscana. Gabriele d’Annunzio era stato avviato agli studi presso il Collegio Cicognini di Prato.

 

Scolaresca scannese con in maestri (anno scolastico 1903-1904) durante la passeggiata scolastica al lago

 In un certo senso si può dire che anche D’Annunzio dovette emigrare, però si tratto di emigrazione interna, e non fu solo per studio. Le sue prime opere letterarie, infatti, furono pubblicate a Milano alcune delle quali dedicate alla memoria della sua “terra d’Abruzzo”. Grazie alla popolarità del “Vate” negli ambienti mondani italiani il nome dell’Abruzzo cominciò a circolare sempre di più legato alle sue opere più conosciute; dapprima con la novella Terra Vergine, ambientata a Tocco da Casauria, poi con il “Trionfo della morte” ambientato a Guardiagrele, seguirono la celeberrima lirica “I pastori” nel 1903, seguirono l’“immaginifica” tragedia pastorale “La Figlia di Iorio” e “La fiaccola sotto il moggio” ambientata nel Castello dei di Sangro ad Anversa. 

 

Gabriele D’Annunzio

 

Copertine delle tragedie “La figlia di Iorio” e “La fiaccola sotto il moggio”

 

La rocca dei Di Sangro ad Anversa

 Tra i numerosi visitatori delle nostre montagne vi fu anche il re Vittorio Emanuele III. Persona assai riservata e schiva della spettacolarità politica, raggiunse le rive del lago in visita privata e vi si soffermò a lungo. Forse una gita per conoscere direttamente i luoghi della “Riserva di caccia reale” che comprendeva l’intero territorio del Comune di Scanno ed il suo lago. Per preservare le aree naturalisticamente più rilevanti del territorio italiano si ricorse all’espediente - di antico connotazione medievale - di riservare la caccia al solo sovrano. Successivamente le “Riserve reali di caccia” assunsero la denominazione di “Parco nazionale”. 

 

Il re e la regina d’Italia in automobile

 

Il lago di scanno come apparve al re.

La visita del re sollecitò l’interesse per i nostri luoghi di politici e giornalisti e fu così che nel 1909 si organizzo la Gita automobilistica “Alla scoperta dell’Abruzzo”. Artefice della manifestazione fu Emilio Agostinoni, un abruzzese di Montesilvano, la cui famiglia si era trasferta a Milano. Conseguito il diploma magistrale iniziò la sua vita pubblica come educatore e si impegnò anche in politica fino ad essere eletto deputato. Intanto aveva preso a collaborare a molti periodici di attualità culturale tra cui il “Secolo XX”, che fu uno dei maggiori sponsor della Gita automobilistica e ne pubblicò numerose cronache. La carovana di autovetture giunse a Scanno il 16 luglio 1909 e trovarono che il campanile della Madonna del Carmine faceva ancora bella mostra di se, segno che le demolizioni non erano ancora iniziate. 

 

 

 

Cartolina viaggiata in vendita su internet da un sito commerciale polacco

Nella immagine panorama di Scanno qui sotto riprodotta si può notare che il campanile della chiesa di San Rocco non svetta più tra le case più antiche. Le demolizioni erano iniziate o forse erano già concluse. Dalla visione d’insieme che ci viene offerta da questa foto conservata presso la Fototeca nazionale si può rilevate che la ferita inferta al paese non era solo di natura urbanistica, ma colpiva anche l’effetto paesaggistico. 

 

Una rara fotografia di Scanno dopo la demolizione del campanile della chiesa di San Rocco

Il campanile fu successivamente ricostruito nell’attuale forma che, pur adattandosi nelle linee generali al disegno architettonico del paese, non può che risultare una forzatura stilistica, forzatura pur sempre minore di quella che sarebbe potuta essere se si fosse ricostruito secondo uno dei progetti in concorso - poi fortunatamente scartato - e che, invece, fu realizzato a Villetta Barrea.

 

 

Il campanile ricostruito nel 1923

 

Il campanile della parrocchiale di Villetta Barrea

Intanto l’automobile o il torpedone avevano sostituito la carrozza a cavalli e Scanno divenne meta di un numero sempre maggiore di viaggiatori che qui trascorrevano anche dei lunghi periodi di riposo.  

 

Dalla carrozza a cavalli al “torpedone”

 La vettura postale che dalla ferrovia conduceva a Scanno impiegava più di due ore e si trovava alla coincidenza del treno delle ore 8½ per il treno che andava da Sulmona a Roma, e quello delle ore 14 per il ritorno. Il prezzo del biglietto di andata era di 2,50 lire e di 2 lire per il ritorno. 

 

Verso Scanno in torpedone o in automobile

 

Le due corriere si trovano proprio sul punto della strada che fu fatto saltare dalle truppe tedesche quando partirono da Scanno dopo averla occupata fino allo sfondamento del fronte di Cassino (1943-1944)

 

Giunti a Scanno si poteva trovare alloggio presso la «locanda del signor Orazio Tanturri» sulla sinistra della chiesa di Santa Maria della Valle; era l’“Hotel du lac” poi mutò nome in “Albergo Santa Maria”, ora e una casa di privata abitazione. Notava Scacci, nella già ricordata monografia su Scanno e la Valle del Sagittario, che vi si poteva «trovare una eccellente cucina, prezzi moderati, rara pulizia e dei padroni cordialissimi». Col tempo aprirono altri alberghi: l’”Albergo Internazionale” sulla strada che conduceva al cimitero e l’“Albergo Sagittario” sulla “via nuova” che - dopo le demolizioni del 1909 - era stata costruita per il collegamento con Villetta Barrea e di li per Napoli. 

 

Il “Postale” di Scanno

 

La locanda di Orazio Tanturri e la Chiesa Madre

Ora sono trascorsi cento anni e non possiamo far altro che richiamarne la memoria storica, ogni altra considerazione scade a livello di esercitazione ideologica. Non si può dire che si sarebbe potuto tracciare la strada lungo il corso dell’attuale via Napoli senza sapere che proprio “Fuori la porta” c’erano dei frutteti già avviati alla produzione e che il commercio della frutta stava integrando la ormai misera economia pastorale del paese destinato forse ad uno spopolamento maggiore. Non si può dire che il sindaco di allora, perché si chiamava Di Rienzo, poteva e quindi volle. Perché per quanto potesse, per fare quello che è stato fatto occorrevano un bel po’ di denari e le casse del Comune di Scanno non avevano la consistenza di quelle attuali o la possibilità di ricorrere ad credito per spese avventate o dilapidatorie. Quello che invece possiamo chiederci è come mai da quel lontano 1909 nessuno abbia pensato almeno di mascherare i segni di alcune demolizioni. 

Ho l’impressione che quell’intervento urbanistico fu fatto così perché così venivano fatti un po’ dovunque - gli interventi concernevano nella realizzazione di traverse interne da una porta all’altra di paesi e città - e perché lo richiedeva una prospettiva economica nuova: il turismo, che si è dimostrata positiva finché è stata coltivata con la stessa dedizione e lo stesso impegno e lo stesso duro, impietoso senso della realtà dei primi operatori.
Quello che invece oggi ci si potrebbe chiedere è se sia possibile un recupero delle ferite inferte al tessuto urbanistico del nostro paese; se cioè è possibile ed utile una ricostruzione degli edifici pubblici o privati che furono demoliti nel 1909. Un recupero urbanistico che consenta di presentare il paese al meglio per un turismo nuovo e selezionato quanto al target, civile e pulito quanto ai fruitori. Come pure non sarebbe avventato un recupero dell’acciottolato con l’uso dei pellent’, che potrebbero essere richiamati in servizio e sostituite quelle pietre squadrate partite dall’estremo oriente che, peraltro, mal si sono acclimatate ai rigori degli inverni scannesi. 

Forse l’unico posto dove sono rimasti i pellent’

 

 

Qui era proprio necessario togliere i pellent’ ! ! !

 

Fotografie che seguono documentano le demolizioni intervenute nell’area della Piazza

Si riferiscono alla demolizione dell’edicola di San Leonardo, dell’arco di Cardella, della casa di Leonardo Bruno

 

 

Commenti  

 
-1 #2 rascop 2009-09-17 22:54
5 stelle 11
 
 
#1 Antonio Consalvo 2009-08-30 01:40
Complimenti.....gran bell'articolo!!!!!
 

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