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Avevamo vegliato tutta la notte, i miei amici ed io, sotto le lampade di moschea delle cupole di ottone traforato, stellate come le nostre anime,perché come queste irradiate dal chiuso fulgore di un cuore elettrico! Con queste parole si apre il Manifesto del Futurismo,apparso il 20 Febbraio 1909 sul giornale parigino “Le Figaro”. Firmato da Filippo Tommaso Marinetti, proclama come elementi essenziali della poesia futurista “il coraggio, l’audacia, la ribellione […], il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile […], la bellezza della velocità”; esalta la guerra, il militarismo, il patriottismo; propone la distruzione di musei, biblioteche e accademie;annuncia nuovi temi e soggetti della poesia:” le grandi folle agitate dal lavoro […], le maree multicolori e polifoniche delle rivoluzioni”. Sin dal suo primo apparire dunque questo movimento si segnala, rispetto a tutte le altre proposte d’avanguardia internazionale (Cubismo,Dada,Surrealismo) per una visione estetica che abbraccia non solo i campi dell’arte ma molti ambiti del costume (danza, cucina, matematica, fotografia, aerepittura) che ben presto avranno il loro manifesto programmatico al fine di fare del Futurismo un progetto globale che coinvolgesse tutti gli aspetti della cultura. Marinetti, Balla, Boccioni, Sant’Elia sono solo alcuni dei nomi legati a questo straordinario movimento che ha scardinato e rifondato la cultura della nostra società in un periodo in cui il nostro Paese aveva ben altro a cui pensare!!!  Clamoroso, pittoresco, provocatorio, resiste alla caduta del regime fascista (inutile soffermarmi sul forte sodalizio personale e ideologico tra Marinetti e Mussolini) e arriva sino ai noi. Ed è proprio a questo secolo di vita che guarda la XXXVII edizione del Premio Scanno dedicato alla “Creatività nella letteratura italiana del ‘900. Da Marinetti ai giorni nostri”. Devo dire che arrivata a questo punto dell’articolo, per trovare qualcosa da scrivere riguardo questa manifestazione, non avendo preso parte alla riunioni, mi sono dovuta munire degli opuscoli che “circolavano”nelle sale; si tratta di articoli tratti dalla rivista culturale e politica “Il Cerchio”. Comincio a sfogliarli e la mia attenzione si sofferma sulla parola Napoli, ripetuta,nel giro di poche righe,quasi in maniera anaforica… “ma che c’entra Napoli con il Futurismo”? mi chiedo!! Allora la mia curiosità mi spinge a leggere per intero il pezzo di Francesco D’Episcopo e involontariamente mi soffermo in un punto:“ osservate un napoletano davanti una grande macchina da caffè, dietro un bancone di pizzeria mentre stende la pasta, condisce, inforna e immediatamente serve quella faccia cresciuta, bianca e rossa e verde, come la nostra bandiera, e si avrà il senso sottile e verace di un coordinamento di corpo e mente,assolutamente inarivabile”. Finito di leggere, torno di nuovo su quella frase e decido di citarla non per eccesso di retorica o di patriottismo ma perché credo che basti per comprendere quanto il Futurismo sia attuale a quanto le sue teorie trovino riscontro nella società, in quello stesso contesto che un secolo fa ha tentato di scardinare con la sua irruenza provocatoriale e dal quale ora trae quella forza per mantenersi in vita in un’epoca in cui la tecnologia sta quasi totalmente soppiantando l’Arte.

Cinzia Di Cesare

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