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Henry Mancini: una vita da film Stampa E-mail
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Scritto da Direttore, 06-04-2007 12:26

 

Letto : 445     || Pubblicato in : Scanno, Storia e Cultura


In cantiere un progetto per la realizzazione di un premio biennale intitolato al grande compositore

Henry Mancini: una vita da film

di Anna Marta Pizzacalla

 

Sembra la sceneggiatura di un grande film. Uno di quelli rappresentati dalla sapienza di Giuseppe Tornatore o di Emanuele Crialese, che narra di miseria e emigrazione, di grandi navi, cariche di lacrime e preghiere, che solcano l’oceano Atlantico verso il sogno americano e la speranza di una vita migliore. E, nel finale, quel sogno meravigliosamente si realizza, sotto le stelle più luminose, sulle note – ça va sans dire – di uno straordinario tema musicale.

E invece questa è una storia vera.

Ad emigrare è un giovane scannese; è il 1910, il suo nome è Quinto Mancini e di lui sappiamo che è poco più che un adolescente, che sta partendo da Napoli verso gli Stati Uniti per un viaggio con biglietto di solo andata e che sta portando via con sé uno straordinario gene musicale. A destinazione troverà Boston e un impiego in una fabbrica di calzature, poi Cleveland (Ohio) e infine la Pennsylvania, per un definitivo impiego nelle acciaierie della città di Aliquippia. In questo suo peregrinare attraverso il Nuovo Mondo, reca sempre con sé un vecchio flauto Conn, con intarsiature di madreperla, che ha imparato a suonare sapientemente, non si sa bene dove, non si sa bene da chi. Dal suo primo matrimonio con Anna, di cui resterà precocemente vedovo, nasce, nel 1924, il piccolo Henry, al secolo Enrico Nicola Mancini.

Il primo grande maestro di Henry sarà proprio il padre Quinto, che trasmetterà al figlio, ancora bambino, la sua innata passione per la musica. In pochi anni, il suo talento musicale maturò straordinarie doti pianistiche e di arrangiamento, tanto da spalancargli le porte della Julliand, prestigiosa scuola di musica di New York, e poi, nel 1945, gli consentì di entrare a far parte della celeberrima, ormai mitica, orchestra di Glenn Miller.

E qui il sogno è appena agli inizi.

La fama e l’esperienza conquistate con l’orchestra Miller, lo portarono finalmente agli Universal International Studios di Hollywood. Da quel momento in poi, Henry Mancini firmò solo grandi successi (tra gli altri, il tema musicale di “Colazione da Tiffany”, “Giorni di vino e rose”, la serie della “Pantera Rosa” e di “Peter Gunn”), che gli valsero 4 premi Oscar (le nomination dell’Academy Awards furono però ben 18), 7 dischi d’oro e 20 Grammy Awards. Lavorò con i più grandi del firmamento di Hollywood: Debbie Reynolds, Charlton Heston, Audrey Hepburn, Orson Welles, solo per citarne qualcuno, e mentre le sue musiche diventavano la colonna sonora di un’epoca, il sogno americano diventava realtà.

Alla memoria di questo straordinario compositore, si pensa ora di intitolare un premio internazionale da tenere a Scanno con cadenza biennale, su un’idea lanciata già qualche anno fa dal Sindaco Angelo Cetrone. Si registra al riguardo la dichiarazione del Presidente della Regione Abruzzo, Ottaviano Del Turco, che ha indicato Scanno “quale luogo ideale per la sede del premio perché da esso ha origine la famiglia dell’artista, […] nell’ambito dell’iniziativa di promuovere l’immagine dell’Abruzzo anche attraverso la valorizzazione dell’operato delle sue personalità più illustri”.

Da parte nostra, non possiamo che auspicare la realizzazione di tale progetto, perché Scanno ne sarebbe, senza dubbio, la cornice ideale, come luogo di incontro e promozione di giovani talenti musicali, autori, scenografi e cineasti, il tutto in ricordo di quel grande artista che è stato Henry Mancini e in onore di quei giovani coraggiosi, tanti come il padre Quinto Mancini, che hanno lasciato questi nostri luoghi, con enorme sacrificio di sé, per inseguire anche loro il sogno americano, infine raggiungendolo.





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