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Cento anni della Scanno elettrica di Giacomo Nannarone
“Fiat lux, e luce fu”, sicuramente così si pensò e così si realizzò a Scanno l’officina della centrale idroelettrica nell’anno 1906. L’amministrazione comunale capeggiata dal sindaco don Domenico Di Rienzo; il “don” di rispettosa gratitudine di noi scannesi che a distanza di oltre 100 anni riconosciamo all’insigne sindaco. Quell’ardita opera di ingegneria idraulica avveniristica per quell’epoca, consentì l’erogazione di corrente elettrica nel nostro paese. L’inaugurazione del complesso produttivo avvenne il giorno 29 settembre 1906, il grande evento riempì di orgoglio l’intero paese, fummo invidiati anche dai maggiori centri limitrofi, basti pensare che la città di Milano era elettrificata solo per metà. Noi beneficiando dell’illuminazione non trascurammo i vantaggi della forza motrice elettrica, propulsione innovativa e rara per quell’epoca, contribuì con successo alla realizzazione del molino comunale elettrico alla “Taverna”, alla segheria elettrica dell’artigiano Mastro Attilio Paletta in Via Silla. Scanno con la “luce” ebbe per primo il telefono pubblico, furono illuminati il lavatoio pubblico (poi mattatoio comunale, oggi Museo della Lana), l’Hotel Pace, l’Albergo Internazionale, l’Albergo Santa Maria, ecc. L’officina della centrale idroelettrica contribuì in modo determinante alla modernizzazione dei servizi potenziando l’apparato turistico scannese, imprimendo fiducia nel futuro del paese. Doveroso va il riconoscimento al progettista che seppe realizzare in tempi brevi quella superba struttura produttiva, conciliando le esigenze idriche necessarie, ma non alterando o impattando lo stato dei luoghi. Pensate, non fu necessario deviare totalmente il corso del fiume Tasso e l’abbondante parte restante continuò il suo corso fragorosamente nelle gole del “Valichitto” preservando intatta la fauna ittica. Purtroppo gli eventi bellici della seconda guerra mondiale arrecarono danni anche a noi scannesi, infatti, la notte del 6 giugno 1944, l’officina elettrica fu minata e fatta esplodere dai tedeschi in ritirata. Il paese senza corrente elettrica di notte rimase al buio, le attività artigianali ad essa collegate inesorabilmente ferme e con le strade di accesso all’abitato fatte crollare. Inizialmente lo sgomento si impadronì della popolazione, successivamente si trasformò in sfida di rivincita e si concretizzò in ricostruzione immediata. Gli amministratori comunali non aspettarono gli aiuti dello Stato Italiano che era alla fame, tanto meno gli aiuti del Piano Marshall che ancora non si concedevano, bisognava fare presto. Così fu fatto, s’intervenne con grinta e già nel luglio dello stesso anno, utilizzando i residuati salvati dall’esplosione; fortunosamente la luce, pur debole, rischiarò le notti scannesi. Naturalmente fu il primo passo, poiché la guerra pur allontanatasi da Scanno non era del tutto terminata. Bisognava tenere sotto controllo la produzione, poiché le interruzioni erano frequenti e si interveniva in qualsiasi momento, persino la notte di natale del 1944 al gelo si ripararono i necessari circuiti. Intanto l’amministrazione comunale non perdeva tempo, il sindaco avv. Pasquale Di Rienzo, primo del dopoguerra, determinatissimo alla ricostruzione della centrale dette inizio ai lavori, si premurò di stipulare con le Ferrovie dello Stato, proprietarie allora della centrale del “Sagittario”, un contratto. Detto documento fu redatto in data 30 ottobre 1949 e prevedeva la realizzazione dell’elettrodotto a carico del Comune di Scanno, la fornitura elettrica tutto il tempo atta alla ricostruzione. È doveroso ricordare che detta fornitura fu ottenuta del sindaco a restituzione, ma non solo, fece includere nelle clausole che il comune di Scanno a restituzione avvenuta vendesse alle ferrovie l’eccedenza d’uso e così avvenne. Chiaramente si denota un’avveduta lungimiranza dell’amministratore che come suo fratello, e predecessore, don Domenico, nulla tralasciò d’intentato. Forse presago degli eventi successivi cautelò il Comune di Scanno di energia elettrica ed ebbe ragione. Va inoltre ricordato che il sindaco si recò personalmente a Genova presso le Officine San Giorgio a stipulare il contratto di fornitura dei nuovi macchinari garantendo economicamente di persona il fornitore. L’elettrodotto fu realizzato a tempo di record mentre alacremente procedevano i lavori della diga, del canale di adduzione e la saldatura dei tubi di condotta, mentre si ultimava il fabbricato della centrale si giunse agli inizi degli anni ’50 e precisamente l’11 di giugno 1951 fu proclamato il nuovo sindaco di Scaanno l’ing. Fernando Nannarone. Il paese volle il cambiamento, l’avv Pasquale di Rienzo entrò in minoranza mentre i lavori da lui iniziati lentamente continuarono ancora per 3 anni. Il mandato dell’ing Nannarone non venne portato a termine e nel 17 gennaio 1954 fu eletto sindaco il prof. Angelo Maria Ciancarelli, mentre i lavori della centrale continuavano con varie vicissitudini. Arrivò il giorno 10 marzo a lavori ultimati e collaudi effettuati, secondo il cronista dell’epoca Tonino Cosenza con dovizia di particolari sulla Foce dell’aprile ‘54 scrisse fra l’altro: “il giorno 8 i gruppi venivano rimessi in azione, il 9 venivano effettuate numerose prove in parallelo con la centrale del Sagittario e mercoledì 10 marzo alle ore 13:38 la corrente veniva lanciata in paese!”. “Et lux fatca est” (e luce è stata fatta) dalla Foce del 24 dicembre 1944 Ennio Pagliari scrisse.  Purtroppo nel 1954 il grande evento non fu doverosamente celebrato, passò quasi in sordina, tanto da far pensare, e c’erano i motivi poiché l’amministrazione comunale era impegnatissima nei lavori urbani che trasformarono la rete stradale interna e costruì la “Grande Piazza”. Sicuramente quell’anno sancì il rilancio dell’economia scannese e si posero le basi per l’edilizia alberghiera, ci si proiettò con sicurezza verso gli anni sessanta. La ricostruzione della centrale idroelettrica ebbe alti costi sia dal punto di vista economico, e questo si risolse in parte con un piccolo prestito statale, ma soprattutto furono necessari grandi disboscamenti a Valle di Corte, Valle Orsara, Monte Godi e Ferroio per finanziare l’opera. Invece dal punto di vista ambientale si interruppe con la diga a monte del ponte di “San Liborio” il percorso del fiume Tasso procurando la totale moria di trote e l’estinzione della lontra autoctona. Il canale di adduzione alla diga non creò impatto ma la condotta forzata sebbene verniciata di verde ancora oggi testimonia il fu necessario sfregio al folto montano. Per giustificare il fine ricorriamo ad un proverbio culinario: “bisogna rompere le uova per fare le frittate”. Così facendo si creò quella superba struttura autonoma. Alla fine degli anni ’60, e precisamente il 23 febbraio del ’68, il complesso produttivo fu ceduto all’ENEL purtroppo in fretta e senza il lungimirante domino di riserva sulla fornitura perenne gratis destinata all’illuminazione pubblica di Scanno e Frattura. Peccato! Sarebbe bastato tener conto che la forza idrica la fornisce il nostro territorio, ma… si ebbe fretta!!! Forse intuendo il crescente approvvigionamento energetico dovuto alla pressante richiesta degli ultimi anni giustifica pienamente l’avvento dell’ENEL. Comunque confortati dal fatto che gli alberi nei boschi sono ricresciuti e quindi quelle foreste allora sacrificate oggi una folta vegetazione le rende quasi impenetrabili. Mentre la turbina gira e l’alternatore continua a produrre energia in solitudine, perché telecomandati, echeggia da 100 anni il mitre famigliare rumoreggiare nel vallone della non più nostra centrale elettrica. Termino questa doverosa sintetica breve storia di un secolo di infiniti kilowatt prodotti qui a Scanno a costo quasi zero dall’acqua delle nevi delle nostre montagne, “ovvero” il carbone bianco no inquinante e naturalmente rinnovabile. |