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L'Abruzzo sul New York Post Stampa E-mail
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Scritto da Direttore, 22-10-2007 12:38

 

Letto : 351     || Pubblicato in : Scanno, News e Curiosità

Abbiamo ospitato nei giorni scorsi Eric Marx, giornalista del New York Post, che ha voluto seguirci in montagna con le pecore, e rimanere con noi ben più dei tre giorni inizialmente programmati.
In attesa di ricevere la copia originale del giornale, Vi inviamo con piacere in allegato il resoconto di queste giornate, pubblicato a pagina intera dal New York Post il 9 ottobre scorso (trovate l'articolo anche al link http://www.nypost.com).
Un articolo che ha portato una volta di più le immagini e il nome dei nostri paesi e del nostro territorio fino oltreoceano -  nella speranza che non sia sempre da così lontano che debba venire il riconoscimento delle fatiche e dei risultati di chi su queste terre ha scelto di lavorare e costruire.   
Nunzio Marcelli

Mondo selvaggio

Tornare alla natura in Abruzzo, l’aspra regione italiana

di ERIC MARX

9 Ottobre 2007

Percorrendo un sentiero sconnesso in un’alta riserva montana, proprio fuori dal Parco Nazionale d’Abruzzo in Centro Italia, l’allevatore di pecore Nunzio Marcelli ci porta fuori in un tardo pomeriggio, su per i pascoli, piuttosto lontano dalla sua azienda, nella speranza di incontrare le 600 pecore al pascolo nelle ultime ore del giorno. Guardando verso il lontano declivio, delineato da aree di faggi e di pini, vediamo le sottili sagome bianche avvicinarsi; gruppi di pecore, le spagnole Merinos insieme alle Sopravvissane italiane, macinano lentamente la strada lungo la traversale di un dirupo. Guidato dai miti cani pastori mastini abruzzesi, il gregge si fa strada salendo uno scosceso burrone e attraverso l’ampia, austera valle che porta fino ai ricoveri accanto alla solitaria capanna dei pastori.

Questa vita, trascorsa sempre all’aperto, migrando con le greggi lungo un duro terreno montagnoso, ha tracciato il carattere aspro-ma-gentile dell’Abruzzo, e una volta segnava la vita dei vicini villaggi pastorali, che sono ora solo una frazione di quel che erano allora. Non appena le porte del rifugio dei pastori si chiudono, rimango in soggezione davanti alla durezza coraggiosa del pastore macedone e di Marcelli, un uomo profondamente serio, animato da grande forza di volontà, che insiste nel continuare questa pratica tradizionale nonostante le grandi difficoltà economiche. Dopo aver ringraziato il pastore, rientriamo in macchina per arrivare fino ad Anversa degli Abruzzi, un paesino medievale che guarda le Gole del Sagittario, dove Marcelli con la sua compagna conduce un’azienda di allevamento biologico e un agriturismo. Gli agriturismi possono essere molto diversi per grandezza e tipologia, ma sono normalmente meno costosi degli alberghi e in Italia sono ben pubblicizzati dalle autorità pubbliche che cercano di sostenere le piccole aziende.

All’Agriturismo di Marcelli, La Porta dei Parchi, potete cenare con la famiglia, imparare come si fa il formaggio a latte crudo o semplicemente sedervi e gustare il sereno fascino del panorama montagnoso. Un giorno ho deciso di fare un’escursione a piedi alla Riserva del WWF nella valle sotto Anversa degli Abruzzi, e lungo la strada del ritorno mi sono fermato alla piazza del paese per pranzo.

Più ad est, la cosmopolita Sulmona offre eleganti portici con negozi e un’esuberante vita notturna di wine-bar, ma per un’escursione che vi cambi davvero la vita non si può mancare di visitare l’antica comunità pastorale di Scanno. (Resa famosa dalle foto di Henry Cartier Brasson, Scanno è forse il paese medievale più conosciuto d’Abruzzo, un pittoresco recinto di strette stradine, archi e botteghe artigiane). Tuttavia, sono qui soprattutto per gustare lunghi, lenti pasti in un ambiente intimo, con persone che conoscono bene il territorio e se ne occupano. Dopo l’escursione in alta montagna, torniamo in tempo per la carne affumicata servita con una composta di albicocche e pecorino – un formaggio di pecora delicatamente piccante con sentori di finocchio e menta dei pascoli d’Abruzzo. Il vino Montepulciano viene versato generosamente e la pasta fatta in casa con ricotta affumicata al ginepro e l’agnello grigliato passano tra i commensali. E’ difficile rendersi conto in questa atmosfera festiva della vera natura della miseria e dell’abbandono sofferti in questa regione storicamente marginalizzata e mal governata, o comprendere perché l’emigrazione ancora continui verso la costa o verso nord, nonostante il turismo e il settore della piccola industria fioriscano. La diversificazione dell’agriturismo di Marcelli e il successo del suo ristorante, insieme al progetto “Adotta una pecora” diffuso su internet, hanno consentito all’azienda di restare sul mercato nonostante altri allevamenti di pecore vicini stiano chiudendo. “Quando ero un ragazzo, i genitori usavano dire ai figli ”, racconta Marcelli, come parabola di come la prospettiva sociale è cambiata, facendo diventare il mestiere di pastore da una tradizione rispettata a qualcosa di vergognoso. “La gente pensava che fossi pazzo quando ho aperto”, dice Marcelli parlando dei compaesani e del Sindaco, che mostra molto poco interesse nell’azienda nonostante l’aumento del turismo nell’area. Ma Marcelli non è il tipo da stare fermo. Guida un consorzio regionale di aziende e sta conducendo una campagna per la ristrutturazione delle case medievali in paese per l’ospitalità turistica. Nel frattempo continua la siccità. Durante i cinque giorni in cui sono rimasto all’azienda, non c’è stato latte dalla montagna e non ho potuto veder fare il formaggio; nelle mie passeggiate ad Anversa degli Abruzzi incontro i cordiali e accoglienti paesani, ma vivo anche un senso di strisciante desolazione davanti alle case col tetto sfondato, invase dai cespugli. Ho passato molti bei momenti in Italia, ma non mi sono mai sentito da nessun’altra parte così vicino al suo modo di vivere, alla sua cultura, alla sua storia e alla sua gente.




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