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Oggi è andata in onda una pessima puntata della trasmissione televisiva "Linea Verde". I due giovani conduttori hanno propinato al pubblico televisivo un'immagine assolutamente improbabile del nostro territorio, mostrandolo in una luce molto distante dalla realtà. Beninteso, nulla da dire alla volonterosissima Antonina e alle altre signore, che con disponibilità e spirito di collaborazione si sono prestate al gioco. Avvertiamo un senso di rabbia nei confronti di coloro che accroccano frettolosamente e superficialmente immagini e storie, pensando, certamente in buona fede, di rendere un buon servizio promozionale alle zone visitate. Una televisione pubblica dovrebbe avere rispetto per la storia, la cultura e la dignità di popoli come il nostro, già tanto penalizzati da fattori noti. Siamo all'autunno della televisione di qualità!
Per non parlare poi di quello che hanno combinato a Villetta Barrea, spacciando come attuali tradizioni quali quella della consegna del corredo e della "sciarra", in occasione del matrimonio. E che dire della coltivazione della "rosa canina" a Castel di Sangro, con finalità alimentari, per produrre...udite udite, ben 600 barattoli di confettura!
Bei tempi quelli in cui il nostro amico Federico Fazzuoli trasmetteva da Scanno, col sottofondo dei "Solisti aquilani" che suonavano sul Colle di Sant' Egidio! La trasmissione di oggi non aveva un filo conduttore. Si sono mischiati i temi ambientali e di tutela della fauna, tanto attuali che avrebbero richiesto ben altro approfondimento, molto più che le ovvietà ascoltate dal Vice Questore Acquarone, per chiare esigenze di sintesi televisiva, con aspetti tradizionali. Riflettete un attimo sul fatto che non è stato fatto alcun cenno all'abito tradizionale, limitandosi ad un riferimento legato alla "scolla" lavorata al tombolo. L'immagine e la comunicazione sono cose serie, che vanno gestite con prudenza ed oculatezza. Non sarebbe male se la pubblica amministrazione facesse sentire la sua voce ai responsabili RAI, per segnalare il disagio che operazioni così superficiali possono causare. Da molti anni sostengo che il Parco non dovrebbe, come accade, essere considerato una riserva indiana, con le popolazioni indigene che vendono i souvenir ai cittadini che attraversano i villaggi, dove i selvaggi fabbricano monili, cucinano manicaretti con le erbe selvatiche, minacciando la sopravvivenza della flora e della fauna locali. Se è vero, come è vero, che il patrimonio ambientale , di cultura e tradizioni del nostro territorio, è di tutti, italiani e stranieri, è conseguentemente vero che dovrebbe essere impegno di tutti intervenire per evitare qualunque forma di competizione fra la presenza umana e la conservazione. Pensare ed agire in modo moderno, per garantire lo sviluppo ecocompatibile delle zone interne. Per esprimere meglio il concetto che ho espresso allego una foto del grande H.C. Bresson, segnalandovi che per "catturare" la grande spontaneità delle sue istantanee, a volte era costretto ad appostamenti di varie ore! Altra classe, altra cultura, altro rispetto!
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