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Cari amici, voi tutti sapete che l’argomento ecologia mi sta molto a cuore. Varie volte ve ne ho parlato, naturalmente esprimendo solo le mie personali convinzioni, motivato dal fatto che, a mio avviso, è la cosa più importante ed imprescindibile per tutti noi. Per me, la vita nelle sue varie e mutevoli forme, è un tuttuno, un unico “organismo vivente” composto di aria, acqua, flora e fauna. Il proseguo della vita nei millenni, quindi, dipende dall’armonia generare e dall’equilibrio dei rapporti fra le sue componenti.
Il raggiungimento e il perfezionamento di questo equilibrio naturale non è cosa casuale ma, invero, dipende strettamente dall’intersecarsi di una moltitudine di fenomeni e dalle loro sinergie. E’ vero, sono convinto che, all’origine, tutto sia scaturito “casualmente” da un “caos primordiale”, la vita come una meravigliosa anomalia, occasionale “variabile” fra le infinite possibili, una “variabile” talmente strepitosa e incommensurabilmente perfetta da giustificare millenni di etica e di religiosità umana. Poi, però, dopo il nascere dei primi organismi monocellulari a base di carbonio, tutto si è evoluto nei millenni secondo “ferrei”, fragili e complicatissimi rapporti di causa-effetto mirati all’adattamento naturale e all’ottimizzazione generale. Ogni singola componente della “vita” in senso lato, quindi, ha agito in perfetta sinergia con le altre originando una miriade di differenti forme di vita dipendenti le une dalle altre. E così sino ad arrivare, dopo millenni di evoluzione, al mondo a noi noto con la sua flora e la sua fauna, coi mammiferi erbivori, con quelli carnivori e con altri (come l’uomo) onnivori, con i pesci e con gli insetti, con i miliardi di differenti tipi di batteri, di virus, ecc. In questo infinito proliferare di forme viventi sempre ha prevalso il bene della specie su quello del singolo individuo, sempre gli interessi generali sono stati i più importanti. Solo nel caso dell’uomo l’etica scaturita da una evoluzione secolare porta gli esseri umani ad agire in modo diverso e contrastante la logica evolutiva naturale. I concetti di “anima”, di “religiosità”, di “carità” ci contraddistinguono anche contro i nostri precipui interessi in quanto “umanità”. Qui, però, il discorso prenderebbe un’altra strada, meno logica e più spirituale, un dialogo da continuare in una sede diversa più consona. Ma cosa scaturisce da quanto sopra detto? Se l’uomo d’oggi vuole mantenere il mondo a lui noto così com’è deve stabilire delle precise priorità comportamentali. In primo luogo il preservare l’ambiente in modo tale da garantire il proseguo delle attuali forme viventi. Poi, non disperdere le proprie energie nel considerare, agendo settorialmente, dei singoli aspetti ininfluenti nel contesto generale e, infine, impostare il consorzio civile il più possibile in accordo con le “regole naturali”. Badate bene, se così non fosse, la vita, in senso ampio, di certo non cesserebbe, semplicemente cambierebbe i rapporti di causa-effetto, assumerebbe forme e regole diverse e, probabilmente, in questo contesto generale, il “mammifero uomo” cesserebbe di esistere, almeno nei modi a noi consueti. Oggi, quindi, a mio avviso, l’umanità si trova davanti ad un bivio! O agire in modo tale da mantenere la propria identità o affidarsi alle “regole del caos” rischiando così di sparire e di vanificare, in un attimo, tutti i frutti del suo lungo processo evolutivo. In entrambi i casi, sul pianeta Terra, la vita a base di carbonio continuerà ad esistere e ad evolversi nei millenni, fintantoché il Sole spenderà nel cielo. Un caro saluto. Francesco Venier |