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Dieci anni fa, con un gruppo di amici, decidemmo di ravvivare una delle tradizioni più belle di Scanno: quella delle "chezette". Abbiamo scritto molto su questo canto di questua, legato alla tradizione contadina e pastorale delle feste pagane dedicate a Saturno in epoca romana, rielaborate durante il dominio longobardo, in chiave celebrativa della luce e dell'abbondanza. Essa era diffusa in molte aree abruzzesi; da noi si è conservata, come altre, a causa dello "splendido isolamento" che i nostri monti aspri hanno conservato per secoli. Diciamo per ridere che con qualche altro piccolo smottamento stiamo seriamente rischiando di riguadagnarlo! Ebbene, a distanza di dieci anni, grazie all'attaccamento degli scannesi, possiamo affermare: MISSIONE COMPIUTA!
Quest'anno infatti sono uscite, nonostante il tempo inclemente, ben 5 squadre. Ma sia chiaro, la nostra, composta da vecchi babbioni e qualche eroico bambino, oltre che la simpaticissima figlia di Celeste Gentile, vestita di regolamentare cappa, vale allo scopo molto meno di quelle fatte dai giovani, che appendono le calzette alla donna amata. Essi rappresentano la vera tradizione, noi siamo il segno della contaminazione consumistica. Un merito però l'abbiamo avuto, accettando qualche compromesso a fin di bene; abbiamo forse evitato l'estinzione di un vero e proprio fossile folklorico. Vi proponiamo di seguito un reportage realizzato dal Presidente della nostra "Chezetta", Enzo Gentile. Noterete che il tempo non ci ha aiutato, ma ciò nonostante il pubblico è stato numeroso, le calzette molto gradite, i rinfreschi ottimi e abbondanti. Si sono distinti, in ordine cronologico: Maurizio dello "Sgabello", con i suoi mitici "Chezzellettille 'nghe ji fesciuole"; Costanza, dell'omonimo ristorante, con spumante d'annata e dolci tipici; Orazio, dell'enoteca La Fonte, con i suoi taglieri di affettati e ricche libagioni. Insomma, alle tre di notte, oltre ai soliti scostumati, persone solitamente riservate e ritirate, come l'Assessore Roberto Nannarone, bisbocciavano allegramente. Un cenno particolare per Gregorio Rotolo e Orazio Tarullo, che ha offerto davanti alla Fontana Sarracco un apprezzatissimo rinfresco ai numerosissimi ospiti, che hanno particolarmente apprezzato la "Chezetta" finale, che le squadre, riunite al termine del giro, hanno appeso al Paese, intonando tutte insieme "Scanne bielle". Una notazione a parte per una squadra che non si è potuta esibire, ma ha partecipato comunque, dimostrato sportività. Infatti, notando la difficoltà del nostro gruppo, per la rottura del contrabasso, magistralmente suonato da Pasquale Di Cesare, Pasquale Galante e Antonio Spacone offrivano senza indugio il contrabasso inutilizzato dal loro gruppo. Un bel comportamento, che sarebbe augurabile estendere ad altri ambiti della vita di paese, nei quali non sempre si utilizza lo stesso stile. Comunque, grazie!
Pasquale Caranfa
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