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Scritto da Pasquale Caranfa, 14-11-2007 22:35

 

Letto : 527     || Pubblicato in : Scanno, Costume e Tradizioni

Lo spirito "GLORIOSO"

Da vari anni La Foce cerca di sensibilizzare le "gloriose" contrade scannesi, per convincerle a sotterrare le inquinanti armi incendiarie, che ogni anno  di più, sostituiscono: le "zaffine", i "chescielle", i "teccare", le "ceppe", le "frasche", i "reme", le "mazze", i "scruppetille", i "stirpe", le "schiariche", le "staielle", i "zerille", i "ceppune"...,potrei continuare ancora per molto. Infatti sono oltre cento a Scanno i termini usati per definire quacosa fatta con il legno, a cominciare dal bosco, per finire al più elementare manufatto usato dal pastore nella quotidianità. Io ne ho censiti finora 106, e non ho ancora pubblicato questo lavoro poiché penso di essere a non più di metà dell'opera. Ma perché questa ricchezza di dizionario caratterizza quest'area "merceologica" nella nostra terra. Posso spiegarlo con qualche esempio?

In Groenlandia, Siberia, Canada, Alaska, la neve è chiamata con oltre 60 nomi diversi; nelle isole Hawai ci sono 108 modi di chiamare le...patate dolci! In Albania esistono 27 diversi termini per chiamare le sopracciglia e altri 27 per i baffi. Al contrario, sempre nelle isole polinesiane, con il seguente termine: NGANUWAAI,si indica:  la figlia di un cugino del padre della madre! Immaginate di essere una donna di Scanno che raccoglie la legna in un bosco e ha portato con sè la figlia, per iniziarla alle fatiche che per secoli le nostre donne hanno sopportato nel bosco. Oltre al sacrificio della raccolta e del trasporto, se non avesse coniato sostantivi che definissero precisamente e concisamente le varie tipologie di legnatico, quanto tempo inutile sarebbe stato speso per indicare: "ju rame" e "la rama", "ju ruocchie" e "la rocchia", ju trunche" e "la stèlla" e via di seguito. Questa ricchezza è stata determinata da un bisogno primario, che in "aziendalese" potrebbe essere definito "efficientamento di processo".  Come Antonio Carfagnini, Amedeo Fusco, Cristian Pace, anch'io mi sono occupato in qualche occasione di questo rito del fuoco, che affonda le radici celtiche nelle tradizioni longobarde che celebravano il capodanno contadino. I morti che ritornano e consumano cibo, i volti dipinti dei bambini, i riti iniziatici del bosco, Il "palancone" quale simbolo fallico di fecondità, donato all'ultima sposa della contrada, trovano la sintesi più alta di celebrazione nel falò che allontana la tenebra sempre più avanzante; tenebra purificatrice della terra (si bruciavano tutte le erbacce e le stoppie di resulta delle varie raccolte contadine). Ora, noi tutti sappiamo che fino a pochi decenni fa la competizione non esisteva, in quanto non esistevano i concorrenti. La gloria era una sola, e rappresentava quanto sopra sintetizzato. Se la recente competitività, come in molti altri palii sparsi per l'Italia, è servita a conservare e ravvivare la tradizione, a renderla più coinvolgente agli occhi dei più giovani, a farla diventare elemento di richiamo turistico, favorendo il ritorno di molti scannesi in un periodo altrimenti senza richiamo, benvenga la competizione. Ma perché non interrompere la perversa "escalation" che ha costretto quest'anno i "Cardellini", con senso di responsabilità, a rimandare di oltre mezzora l'accensione, nel timore che il vento potesse causare irreparabili danni al retrostante bosco? Perché non mettere finalmente la parola fine ad uno stato di disparità, che penalizza San Martino ed ancor più la Plaja, più difficilmente raggiungibili con mezzi meccanici, che rischiano di essere sempre meno competitive nel futuro? Perché non evitare lo scempio di un inquinamento massiccio, concentrato in una notte? Si ha l'idea di cosa riescano ad emettere tante gomme bruciate in un raggio di terreno e di tempo così piccoli? Avete l'idea di cosa significhi bruciare centinaia di litri di combustibile, in buona parte già utilizzati? E ancora: vogliamo proprio aspettare che si verifichi qualche grave infortunio per capire quanto pericolosa sia una modalità di questo genere. Io dico, cari contradaioli, che quest'anno non ha vinto nessuno! Sia ben chiaro; sono tornato, ho tifato la mia contrada (ovviamente Cardella) e ho provato forti emozioni (le foto nell'allegato sono solo alcune delle moltissime scattate). Questo non vuol dire che a mente serena non abbiamo il dovere civico di svolgere riflessioni ponderate. Riflettiamo tutti insieme, magari organizziamo una commissione mista delle tre contrade, che studino una formula, condivisa e con garanzie reciproche, che conservi lo spirito competitivo, eliminando ogni sofisticazione. Potremmo organizzare per i bambini dei giochi a quiz per riconoscere i vari tipi di legno e i differenti modi di chiamarlo. Potremmo insomma ritornare a "pulire" l'amico bosco nell'occasione delle "GLORIE" senza minacciarlo! La Foce si mette a disposizione per questo scopo, nei modi che i Priori delle contrade riterranno utili.

Pasquale Caranfa




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