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È davvero stupefacente l'attrazione che la seggiovia esercita sulla classe dirigente di Scanno e sulla maggior parte dei suoi abitanti. Nell'ultima campagna elettorale tutte e tre le liste hanno presentato come punto qualificante del programma la sua riesumazione, nonostante le due fallimentari esperienze, che sono costate al paese una montagna di soldi, con benefici davvero molto modesti. I nuovi amministratori, appena insediati, si sono immediatamente tuffati nell'impresa di far ripartire il "mostro" e, per la fretta, non hanno neppure atteso di conoscere la situazione dell'impianto d'innevamento artificiale, come ha ammesso lo stesso Sindaco nella sua intervista pubblicata qualche mese fa su questo giornale. Ancor meno hanno provato ad azzardare previsioni su quanto potrà rendere la riapertura degli impianti in termini di maggiori presenze turistiche: ogni calcolo, perfino il più ottimistico, avrebbe dimostrato l'impossibilità di recuperare anche solo una minima parte della somma non indifferente che essi si accingevano a spendere ed avrebbe, invece, probabilmente evidenziato che ulteriori esborsi saranno necessari da parte delle casse comunali. Oggi, comunque, che la riapertura degli impianti è un fatto compiuto, che si sono conclusi i brindisi per festeggiare l'evento ed è scesa la polvere sollevata dalle (poche) polemiche, è giunto il momento della riflessione e della valutazione dello stato dell'arte e delle prospettive, cominciando dall'esame dell'accordo che l'ha consentita.

 
Lo stato dell'arte
L'incarico di riattivare gli impianti è stato affidato all'azienda SACMIF, esperta nel settore giacché già gestisce altre infrastrutture simili nella nostra regione. Il contratto che il Comune ha stipulato con essa è diviso in due parti distinte, la prima riguardante il riavvio degli impianti, la seconda attinente alla loro gestione nel tempo. Questa divisione in due parti dell'accordo ha importanti conseguenze sul futuro, poiché, se ha consentito il riavvio delle strutture, non dà alcuna garanzia che gli impianti saranno mantenuti attivi nei prossimi anni. Infatti, anche se la parte del contratto relativa alla gestione ha una durata teorica di cinque anni e può essere ulteriormente rinnovata, in effetti essa contiene due clausole di rescissione che autorizzano il privato a ritirarsi dall'impresa senza alcuna conseguenza per lui. Nel caso queste clausole dovessero scattare il Comune si ritroverebbe, da una parte, con un bilancio sensibilmente peggiorato e, dall'altra, con un'infrastruttura o ferma o da gestire in proprio. La prima clausola è legata all'eventuale indisponibilità dell'impianto d'innevamento artificiale alla data del 30 settembre prossimo, cioè tra qualche mese. Il contratto precisa che la SACMIF potrà andarsene se tale impianto non sarà funzionante anche solo in parte. Questa riserva, così com'è formulata, può avere gravi conseguenze: come già accennato sopra, infatti, ad aprile il Sindaco dichiarava di non potersi esprimere sulla disponibilità dell'impianto d'innevamento fino a quando "la neve abbandonerà le montagne di Colle Rotondo. Soltanto allora potremo sapere l'esatta entità in cui si trova l'impianto". Ammissione grave perché dimostra che l'Amministrazione comunale è partita in quest'impresa senza avere una cognizione precisa delle difficoltà e dei costi che essa poteva comportare, con il rischio che tutto il processo ormai avviato e già profumatamente pagato dalla nostra comunità potrebbe subito arenarsi. Bisogna, quindi, augurarsi che i lavori necessari al completamento degli impianti d'innevamento siano di scarsa entità e i costi contenuti. La SACMIF può poi recedere dal contratto anche al termine della stagione 2009-2010, cioè della prossima, senza alcuna condizione e spiegazione, in pratica a suo insindacabile giudizio.
Se si considera che quella appena trascorsa è stata una stagione poco indicativa per la sua brevità si può concludere che la prossima sarà decisiva. Se la SACMIF si ritirerà (ad esempio perché gli incassi non consentono una gestione economicamente valida degli impianti) il Comune si troverà di fronte al solito dilemma: rassegnarsi ad una nuova e, a quel punto, definitiva chiusura (con i cinquecentomila euro spesi per una sola stagione) oppure prendere la gestione diretta degli impianti, addossando così a tutti i cittadini un'ulteriore spesa annuale (perché se la gestione è antieconomica per un privato, non può diventare redditizia solo sostituendo a quello il Comune). Una situazione davvero allarmante, che non promette nulla di buono per nessuno.
 
 
Le prospettive
Anche se si supereranno gli ostacoli che abbiamo evidenziato e se la seggiovia riuscirà ad operare ancora per qualche anno è evidente che, una volta chiusi gli impianti attualmente disponibili, quella dello sci per Scanno dovrebbe essere considerata una storia chiusa per sempre. E tempo ormai che tutti se ne convincano, amministratori e cittadini, e si concentrino seriamente sulla ricerca di alternative concrete, compatibili con le caratteristiche del paese. D'altronde l'epoca dello sci non è finita solo da noi, ma anche in zone dove la posizione geografica e la morfologia del territorio potrebbero far pensare alla possibilità di un suo futuro.
Si considerino a questo riguardo i dati riportati in un bell'articolo di Paolo Ru-miz di qualche mese fa (chi fosse interessato a leggerlo tutto può reperirne l'intero contenuto sul sito de "la Repubblica"), un documento che descrive la situazione degli impianti sciistici in Italia. Ecco i numeri, davvero agghiaccianti: in tutto il nostro paese risultano chiusi oltre 350 impianti, morti per sempre. Nella sola Italia settentrionale, per la quale esistono dati più precisi, ne sono stati contati oltre 180, così suddivisi per regione: "quaranta funivie e seggiovie abbandonate in Piemonte, trentanove in Val dAosta (un'enormità per una regione di centomila abitanti), almeno venti in Lombardia, trenta tra Emilia e Liguria sul lato appenninico, trentacinque in Veneto e venticinque in Friuli-Venezia Giulia". E, aggiunge Rumi/., "non mettiamo in conto gli sfasciumi lasciati dallo sci estivo, chiuso per fallimento in mezze Alpi". Nello stesso articolo è anche riportata l'opinione di Fausto De Stefani, scalatore dei quattordici Ottomila e leader carismatico di Mountain Wilderness, sul perché di un fallimento di queste dimensioni. Ecco le ragioni, tutte inoppugnabili, e la conclusione conseguente, sicuramente da condividere: "Uno: tutti gli impianti sono in passivo. Due: il clima è cambiato. Tre: gli italiani sono più poveri. Basta o non basta a dire che un modello di sviluppo va ridisegnato? E invece no, siamo furbi noi italiani. Continuiamo a vivere come progresso un fallimento che ha i suoi monumenti arrugginiti in tutto il Paese".
 
 
Conclusione
I "selvaggi" delle Mentaway, un arcipelago al largo dell'Indonesia, stupirono gli antropologi che andarono a studiarne usi e costumi, perché, contrariamente a tutti gli altri popoli primitivi, erano mono-totemisti, avevano cioè un solo totem cui affidavano il loro destino. Gli studiosi rimasero molto meravigliati perché nessun popolo, in quella fase dello sviluppo, aveva mai affidato le proprie fortune al sostegno di una sola divinità. La loro sorpresa, però, diminuì quando scoprirono che quei "selvaggi" usavano cambiare totem se, per un certo numero di anni, quello che veneravano non li aveva aiutati a realizzare i loro progetti oppure a sventare le calamità naturali. In quel caso demolivano il vecchio pupazzo e ne creavano uno nuovo, cui rimanevano fedeli finché anche quello non li deludeva. Gli studiosi scoprirono così che alcuni totem erano durati per generazioni, mentre altri erano stati abbattuti dopo pochi anni. Perché noi scannesi, che pure viviamo in un'epoca di gran lunga più evoluta, non riusciamo ad adottare lo stesso atteggiamento "laico" così intelligentemente usato da quei popoli primitivi? Perché tanta tenacia nell'inseguire l'impossibile sogno di diventare un'importante stazione sciistica, nonostante i gravi rovesci subiti e specialmente oggi che le condizioni economiche e climatiche si presentano così avverse?
 
Paolo Di Loreto

Commenti  

 
#1 lolmo 2009-07-20 19:16
mi sembra una giusta esemplificazion e delle tesi sostenute,dallo stesso autore, nell'articolo "un progetto per Scanno"pubblicato sui cartacei del La Foce n° 718-719.propongo di pubblicare anche quello per comprendere meglio quanto esposto da Di Loreto in questo articolo.Sono sostanzialmente d'accordo con lui e se dipendesse da me accetterei una sua candidatura a guidare la realizzazione del suo progetto. Progetto sicuramente integrabile ma sostanzialmente validissimo. Ciao l'olmo
 

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