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Venerdì 10 Febbraio 2012 09:22
Caccia anonima allo scannese anonimo
Da noi a Scanno riescono a litigare proprio tutti, persino quelli che non si conoscono fra di loro. E’ il caso dei due anonimi “Pasquino”, quello vero e quello falso; ma qual è poi quello vero?! Si può rivendicare un diritto di primogenitura se non si è esposto il proprio nome al ludibrio…o all’applauso pubblico? Si possono condividere (molte) o meno (alcune) delle cose scritte, ma sono comunque da condannare, oltre che il deprecabile anonimato, le offese gratuite e diffamanti contenute nei volantini. Chi scrive ne ha sopportate tante in ormai tanti (forse troppi) anni di impegno politico. Solo spalle molto larghe e il grande amore per la nostra terra ci hanno aiutato a non mollare. L’onestà, la buona fede e l’impegno di coloro che spendono il proprio tempo per la cosa pubblica possono essere messi in dubbio solo alla luce del sole poiché, cari Pasquini, sappiate che di questo passo, domani potrebbe toccare a Voi dover deglutire la bile. Pare che vadano di moda alcune “cacce” un po’ infantili. Voi tutti sapete che l’individuazione di Pasquino è uno dei maggiori rompicapo degli ultimi due anni a Scanno. Privatamente tutti azzardano le ipotesi più strampalate. Uno dei più accreditati è chi scrive, ma molti altri nomi vengono sussurrati sottovoce, poiché ovviamente gli eventuali candidati citati potrebbero querelare per diffamazione, vista la gravità delle offese contenute nei volantini anonimi. Io sono avvantaggiato nel formulare ipotesi, poiché posso escludere me stesso. Ovviamente mi sono fatto qualche idea, anche in base agli indizi sparsi qui e la, forse a bella posta. Ve ne cito qualcuno:
1) Fra l’ultimo (vero?) e il penultimo (falso?) volantino si notano evidenti differenze di carattere di stampa, impaginazione, tipo di stampante ed inchiostro;
2) “Non nobis Scamnum, sed nomini tuo da vis”, è il motto usato quale titolo dal “penultimo” Pasquino. Intanto mi auguro che gli errori siano voluti, poiché dal punto di vista concettuale la scelta è sofisticata, non coerente con l’utilizzo del nominativo “vis” in luogo del corretto accusativo “vim”. Dicevo scelta sofisticata poiché ispirata al motto dei templari:”Non nobis Domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam”, che vuol dire in italiano:” Non a noi, o signore, ma al tuo nome da gloria”. Il testo è la traduzione dell’incipit del Salmo 115 della Bibbia ed esprime l’aspirazione al retto agire secondo la dottrina tradizionale, operando non per la propria gloria, ma solo per quella di Dio. Fuor da metafora si invitano coloro che svolgono funzioni pubbliche a perseguire l’interesse collettivo e non il proprio. Acuto e riconducibile a cultura cattolico/massonica;
3) Il penultimo è a doppia firma (Pasquino e Marforio), cosa che farebbe pensare ad una coppia di autori;
4) In conclusione dell’ultimo numero l’autore fa esplicito riferimento ai “suoi figli”, a conferma che trattasi di persona adulta, cosa che si evince facilmente da tanti altri indizi;
5) L’autore dell’ultimo e dei precedenti al penultimo è molto addentro alle cose del comune, di cui parla con impressionante competenza e aggiornamento.
Potrei continuare, ma non vorrei essere querelato. Anzi, nel malaugurato caso che il/ì Pasquino/i pubblicasse/ro un prossimo numero, si potrebbe per cortesia dire qualcosa di male anche su di me. E se proprio non si vuole dar retta al mio consiglio più volte espresso, di impegnarsi a faccia scoperta insieme alle tante persone che operano per il bene di Scanno, si eviti le offese gratuite. Si può essere taglienti e fustigatori del costume senza scadere nella volgarità.
Pasquino si ispiri a Pasquino e…restauri un po’ il proprio motteggiare, è accaduto alla statua omonima….come riportato dal Messaggero di Roma…”
La statua di Pasquino torna a parlare
Concluso il restauro durato due mesi
Si tratta dell'ultima delle quattro statue parlanti restituita ai romani
ROMA (9 marzo) - La statua di Pasquino torna a splendere dopo due mesi di restauro. Il busto, che apparteneva al gruppo marmoreo di Menelao col corpo di Patroclo morente è stato restituito alla comunità questa mattina nel corso di una cerimonia. Si tratta dell'ultima delle quattro statue parlanti restituita ai romani.
La presentazione della statua restaurata. Il sovraintendente ai
beni culturali Umberto Broccoli, l'assessore comunale alla Cultura Umberto Croppi, il sottosegretario ai Beni culturali Francesco Giro e il presidente della commissione cultura del Campidoglio Federico Mollicone hanno riconsegnato il busto di Menelao che tiene in braccio Patroclo a tutte le mani anonime che vorranno attaccare un messaggio satirico. Alla presentazione anche Viviana Di Capua, presidente dell'associazione abitanti del centro storico di Roma, che ha di fatto promosso e sostenuto l'operazione che ha coinvolto tutte e quattro la famose «statue parlanti» della città, da Madama Lucrezia, all'Abate Luigi al Facchino.
Il sovraintendente Broccoli ha recitato alcune delle «pasquinate più famose, con cui non il popolo ma i cardinali in forma anonima parlavano e criticavano». Quando Napoleone entrò a Roma, comparve sul torso in piazza del Parione "ma è vero che tutti i francesi sono ladri? Tutti no, ma Bonaparte sì". E ancora sul papa: "Un turista viene a Roma e si rivolge al capo delle Guardie svizzere quello è il santo padre? Santo no ma padre sì". E nell'epoca di Mussolini in assenza di bagni illuminati: "Qui l'ho fatta e qui la lascio metà al Duce metà al fascio. Qui l'ho fatta in piena luce niente al Fascio e tutta al Duce.
Pasquale Caranfa