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Nonostante le abbondanti precipitazioni recenti, il livello Lago di Scanno subisce abbassamenti che sembrano troppo repentini. Negli ultimi anni alcuni avventurosi “amatori” locali si sono lanciati in ipotesi fantasiose. Il lago è stato oggetto di molti studi da parte di alcuni fra i più accreditati specialisti del secolo scorso, sia italiani che stranieri. Anche il fenomeno oggetto di articoli di stampa in questi giorni è stato osservato attentamente. Il Riccardi ad esempio, nella sua monografia “Il Lago di Scanno” del 1929 sosteneva: "A prescindere da differenze notevoli, colpisce il fatto che, perdendo il lago circa un metro all’anno d’acqua a causa dell’evaporazione, immagazzinando quindi nello stesso periodo circa 26 milioni di metri cubi che, ridotti a portata continua, danno un deflusso di 0,830 metri cubi al secondo”, sorprende dicevo il fatto che il Lago, che come risulta da argomentazioni precedenti non ha un tale deflusso d’acqua, non possieda un emissario continuo che serva da sfogo nei periodi in cui la mole delle piogge è notevole”. Il Riccardi spiega il fenomeno nel seguente modo: "Poiché è impossibile ammettere un’evaporazione tale che smaltisca la portata suddetta, il Lago perde certamente una parte dell’acqua per infiltrazione. Il fondo già calcareo del Lago, è stato reso impermeabile da una coltre di fanghiglie provenienti dallo sfacelo delle rocce scistose e argillose del bacino; mentre le zone coperte dalle acque solo nei periodi di massima piena non possono essere rese impermeabili, perché dilavate periodicamente dalle acque di pioggia”. Sul quotidiano “Il Centro” dello scorso 18 febbraio è riportata un’intervista al nostro Consigliere Enzo Gentile, noto a tutti gli amanti del Lago, tanto che è definito come il suo “Tutore”. Egli dedica molto impegno alla salvaguardia del bacino, considerandolo, a ragione, come il patrimonio ambientale più importante delle collettività locali. Noi della Foce siamo molto sensibili all’argomento, e ce ne occupiamo assiduamente. Anche sul precedente numero abbiamo pubblicato una riflessione di Paolo Di Loreto. Stavolta abbiamo intervistato proprio Enzo Gentile, per capire cosa sta succedendo e se ci sono proposte innovative sul lago.
Enzo, cosa ci vuoi dire sul nostro “pazzo lago”?
Il fenomeno del deflusso eccessivo delle acque del lago va ricondotto a diversi fattori, ai quali si è aggiunto un regime di precipitazioni, che in questi ultimi quindici anni non sono state molto generose con il nostro territorio; abbiamo infatti avuto diversi anni di siccità. Tali accadimenti ci hanno però fornito alcune nuove chiavi di lettura ambientale che in condizioni normali non avremmo potuto analizzare. Mi riferisco al fatto che si sono evidenziate delle superfici del fondo lacuale che normalmente erano sommerse; proprio per questo siamo riusciti ad individuare delle porzioni di ripa molto permeabili, soprattutto nella zona Nord e Nord-Ovest del lago; più precisamente verso la zona denominata “Appenninia”, fino a ridosso del Park Hotel; mentre in molte altre zone di lago abbiamo rilevato una compatta fanghiglia, depositatasi nelle ripetute alluvioni che si sono susseguite nei millenni. Gli studi del Perrone prima e del Riccardi poi hanno fugato ogni dubbio sulla permeabilità della ripa di superficie. Lo sbarramento di frana, causato dall’enorme scoscendimento del Monte Rava, non si è mai sigillato del tutto; attraverso chissà quali pertugi le acque emissarie subalvee originano certamente la sorgente di Fonte Vecchia, a valle di Villalago. I frequenti movimenti sismici che caratterizzano la nostra zona possono inoltre causare assestamenti sotterranei, di impossibile identificazione, causa potenziale di suscettibili modificazioni nelle stratificazioni della diga naturale.
 
Pensi che possano essere effettuati studi e interventi atti ad evitare possibili danni permanenti al regime delle acque lacustri?
Sono state sviluppate tecnologie avanzatissime, che possono venire in soccorso di tali problemi. Bisogna però premettere che, ringraziando Iddio, stiamo parlando di un invaso che oggi è diventato un Sito di Interesse Comunitario (S.I.C.), e che qualsivoglia intervento deve tener conto di questa situazione nuova e positiva. Solo azioni di prudentissima ingegneria ambientale possono essere effettuate affinché tale problema venga risolto. Mi permetto pertanto di suggerire un’ipotesi di intervento che, opportunamente vagliata da esperti possa trasformarsi in progettualità e interventi operativi. Parlo dell’utilizzo di teli ricoperti da piante lacustri (simili a quelli che si utilizzano per far ritornare inerbati tracciati per gasdotti, piste da sci, ecc), che in poco tempo favorirebbero l’impermeabilizzazione della zona permeabile. Questi teli sono costruiti in materiale naturale e sono messi in situ senza l’utilizzo di cemento; sono biocompatibili e permetterebbero di recuperare almeno l’80% dell’acqua, che altrimenti oggi si disperde. L’appello che rivolgiamo a tutti gli organismi, amministrativi, politici e tecnici competenti, è di rivolgere la propria attenzione al più importante patrimonio naturalistico d’Abruzzo, magari promuovendo un progetto “LIFE”, già meritoriamente messo in campo per la salvaguardia dell’Orso, animale in via di estinzione, come il nostro lago. Solo quando avremo risolto questo problema e saremmo riusciti a irreggimentare le acque potremmo pensare di avviare una nuova progettualità per l’utilizzo razionale delle rive del lago e delle risorse ittiche e affrontare seriamente le criticità che oggi osserviamo intorno al bacino. Ci riferiamo, ad esempio, alla possibilità di realizzare un porticciolo, con imbarcaderi ecologici (già ne esistono a centinaia, basta copiare), per la gestione ordinata dei natanti, che oggi invadono e deturpano in molte zone le rive, consentendone il ricovero, la salvaguardia e la manutenzione creando infine occasioni di occupazione.
Che cosa ci dici in merito allo stato biologico delle acque?
Mi preme soffermarmi su alcuni aspetti che su questo tema sono stati trattati con molta superficialità. Mi riferisco a tutte quelle dicerie che da anni si sentono in merito alla pescosità del lago. Bisogna partire dal fatto che negli ultimi anni è finalmente attivo nel nostro territorio un depuratore che ha inciso non poco sulla condizione delle acque, trasformandole positivamente da eutrofiche (cattive) in mesotrofiche (buone). In precedenza il deterioramento dei fattori ambientali aveva sclerotizzato l’habitat lacustre, avvantaggiando alcune specie di pesci “spazzino”, in conseguenza della crescita di fauna bentonica che ben si adatta ad un ambiente eutrofico, a danno di altre che soffrono l’inquinamento. La mutazione biologica delle stesse oggi (dopo l’attivazione del depuratore) ha viceversa avvantaggiato altre specie, che peraltro risultano essere molto sensibili alle variazioni, facendo anche da “sentinelle biologiche” contro i segnali di inquinamento). I fattori ambientali caratterizzano le ciclicità della fauna ittica e sicuramente gli equilibri sono dettati da ciò che l’ambiente acquatico produce. Si pensi a tal proposito alla forte presenza precedente dei ditteri chironomidi, insetti che preferiscono acque fangose e con inquinamento in atto, a fronte dell’aumento recente di efemotteri, plecotteri e coleotteri che, come indicatori ambientali, testimoniano un rinnovato stato di equilibrio dal punto di vista delle condizioni biologiche del lago. Ciò non toglie che la spada di Damocle è sempre sospesa sulla testa del lago; basti pensare alle condizioni di abbandono in cui versa il vallone del Carapale che necessita di una manutenzione per favorire lo scorrimento delle acque alluvionali, per non parlare del vallone di Jovana, violentato e distrutto; al torrente Tasso, con gli argini distrutti e mai più riparati, che non reggerebbero certamente ad una alluvione. I detriti alluvionali nella zona dell’immissario sono avanzati negli ultimi dieci anni di almeno cinquanta metri; e andate a guardare l’emissario, che raccoglie rifiuti di ogni genere nell’indifferenza generale, nonostante le innumerevoli sollecitazioni. Le annuali giornate ecologiche, iniziative lodevoli dei nostri giovani avrebbero dovuto sollecitare interventi di conservazione e di tutela a monte del bacino imbrifero, tutto questo però non basta, si deve pensare anche a promuovere degli interventi seri di manutenzione delle briglie, dei letti e degli argini, anche se queste sono cose che non si vedono! E che dire delle discariche ancora non del tutto bonificate; cosa aggiungere sugli interventi sconsiderati sulle zone riparie dello stesso lago; persino comiche quelle recentissime, con sperpero di denaro che dovrebbe essere utilizzato per preservare quello che il buon Dio ci ha donato, senza aggiungervi inutile cemento. Che dire dei movimenti franosi, conseguenti al sovraccarico di zone già in precario equilibrio geologico? Cosa si sta facendo per il monitoraggio e la tutela della costa di Sant’Egidio, che scivola inesorabilmente a valle?
Che cosa necessita per ovviare a tale problema?
Prima di tutto occorrerebbe un po’ di buonsenso, perché con esso arriverebbero anche un po’ di umiltà. Quindi individuare e concordare con gli amici di Villalago le soluzioni, nella convinzione che la tutela del Lago è un nostro preciso dovere, di fronte a tutti. Usiamo termini così importanti in perfetta coscienza. Programmare, attraverso serie indagini preventive; destinare risorse importanti a questi progetti, per completare l’offerta turistica soprattutto con il lago, prestando attenzione ai principi di accoglienza e salubrità; riappropriarsi della cultura dell’ospitalità. Pare che il problema seggiovia sia positivamente avviato a soluzione; ci si concentri ora sul bene più prezioso, evitando di lasciarlo alle “cure” dei soliti praticoni. Usando una metafora, potremmo paragonare il Lago al giardino di casa nostra, dalla cui pulizia e cura si evince la cura e la pulizia della casa stessa. Bandiera Blu e Goletta dei Laghi devono servire a favorire l’accrescersi dell’attenzione da parte delle istituzioni e delle strutture scientifiche verso il problema, non da alibi per “non fare”.
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In inverno, senza neve, i nostri occhi possono osservare con più attenzione il territorio e, tra alberi scheletrici e piccole piante bruciate, a chi osserva è offerta una concreta visione dello stato delle cose e sono evidenti tutte le “brutture” che il villico realizza. Questo piccolo scempio dalla diversa forma è facilmente riscontrabile persino a ridosso del centro storico che, solo per dovere di cronaca, ricordo essere uno dei Borghi più Belli d'Italia. Ebbene, compaiono manufatti edificati con le solite vecchie brande, con lamiere arrugginite, con vecchi mobili casalinghi, con teloni in plastica multicolore, il tutto tenuto insieme con pezzi di spago e cordelle. Roba che chi più ne recupera, più ne usa. Se poi curiosiamo un po’ nei dintorni del lago, tra esempi negativi di varia natura, compaiono barche, barchette e bagnarole multicolore. Sono ovunque, alcune ricoverate in spazi di fortuna, altre invece affondate ormai da anni. Scomparse da tempo le bellissime e biologiche barche in legno, sostituite da quelle in vetroresina. Tanti di questi scafi non più buoni, sono per noi oggi solo un indesiderato lascito, generosamente elargito da cittadini/turisti spesso non residenti nei comuni rivieraschi e da qualche ex frequentatore locale. Attualmente le amministrazioni comunali di Scanno e Villalago, non dispongono di un adeguato regolamento che tuteli l’intera zona del lago, si dovrebbe far rispettare almeno quello in vigore anche se ormai vecchio e obsoleto. Così che gli incauti proprietari possano essere richiamati al rispetto delle regole in maniera efficace e da chi di competenza. Purtroppo come al solito, coloro che dovrebbero legiferare, distratti da altro e rapiti dalle tante diatribe, si sono dimenticati del fatto (ma c’è sempre tempo per porre rimedio) che il lago è un bene pubblico. A causa di questa grave dimenticanza come meravigliarsi dell’inevitabile degenerazione dei costumi, e, difatti il buon senso, il rispetto dell’ambiente e del bene comune “…ce ne so jete e ce ne viene abballe chell’acqua”.. A conferma ricordiamo che nella prima metà del 2009 il Comune di Scanno affisse un'ordinanza nella quale i cittadini interessati venivano informati circa il censimento delle imbarcazioni per il riordino dei permessi, e si invitavano i diversi proprietari a regolare la propria posizione. Pena la rimozione dei natanti. Purtroppo come spesso accade siamo alle solite: chiacchiere e poi chiacchiere e solo chiacchiere! La realtà da tutti riscontrabile è che le multiformi e colorate “testuggini lacustri”, come le scandalose baracche in lamiera arrugginita, là erano, là sono e là resteranno… polvere erano, polvere sono e polvere torneranno.

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