Chi avrebbe potuto immaginarlo! Chi dei ragazzi di Scanno, che nell’autunno del 1944, l’indomani della fuga dei tedeschi da Scanno, uscirono festosi in gruppo per le vie del paese, sventolando un foglietto stampato a mano e gridando a tutta voce, tra la sorpresa e la divertita incredulità di chi li vedeva e sentiva, «È uscita La Foce!, comprate La Foce!?» Chi di loro poteva lontanamente immaginare che quel loro giornaletto, da essi stampato quasi per divertimento, sarebbe diventato il corposo e bel giornale che è oggi? Sembra ancora ieri e sono invece passati sessanta anni! La Foce festeggia i suoi primi sessanta anni con l’orgoglio di non aver mai sospeso le sue pubblicazioni, di non aver mai avuto bisogno di condizionare la sua linea editoriale ad interessi di parte, neanche per esigenze finanziarie, e di aver saputo e potuto mantenere la autonomia ed indipendenza di giudizio che sin dall’inizio i suoi fondatori le diedero. Quei ragazzi, oggi quasi tutti ottantenni, erano pervasi allora da irrefrenabile e per anni represso desiderio di libertà, dal desiderio di far sapere a tutti che erano vivi, che la guerra, che aveva ovunque seminato lutti e distruzioni, non aveva però intaccato e fiaccato la loro volontà, la loro grande voglia di rinascita, di rinnovamento, di ricostruzione delle coscienze, delle cose, insomma di tutto. Essi forse non sapevano neanche di che cosa avevano veramente bisogno, ma sapevano che dovevano muoversi, darsi da fare, recuperare il tempo perduto, e quale mezzo migliore di un giornale, della stampa cioè, per cominciare a farsi sentire, per comunicare con gli altri, per sensibilizzarli, per dibattere con loro i problemi che la guerra aveva creato e che essi e tutti, padri, fratelli, amici dovevano ora risolvere? In questo clima di entusiasmo per la riconquistata libertà e di risveglio operoso, nacque La Foce. Essa però ha ben più lontane origini. Per i più giovani, che non ne sono certamente a conoscenza, un po’ di storia non guasta. I ragazzi che nel 1944 portarono alla luce La Foce, studenti e giovanissimi artigiani, erano tutti abituali frequentatori della biblioteca comunale, che aveva sede allora nell’edificio dell’antica taverna, poi demolito per far spazio alla attuale nuova piazza. Essi avevano desiderio di fare il giornale ma non avevano certo i mezzi finanziari per affidarne la stampa ad una tipografia. Sovvennero alla bisogna l’allora vice bibliotecario, il compianto e per molti anni animatore e prolifico redattore della Foce Tonino Cosenza e l’allora giovanissimo Marco Notarmuzi, anch’egli assiduo frequentatore della biblioteca e poi redattore prima e per molti anni, dopo, direttore del giornale, i quali tirarono fuori, dai polverosi scaffali della biblioteca, una cassa di vecchi caratteri tipografici, un barattolo di inchiostro tipografico ed un pacchetto, ben incartato, dentro il quale si trovava un pezzo di legno che faceva da supporto ad una lastrina di zinco; era il cliché di quella che per sessant’anni, tranne brevi periodi, sarebbe stata ed è tuttora la testata della Foce! Altra fortunata coincidenza volle che, come tanti giovani bloccati a Scanno dalla guerra, vi si trovasse anche Tanino Pagliari, allora studente (la sera) di istituto tecnico per geometri, ma soprattutto tipografo compositore pressò la tipografia del Ministero degli Esteri. A lui chiesero consiglio ed aiuto Tonino e Marco e la sua collaborazione (era l’unico tra tutti a saper usare i caratteri tipografici e l’altro materiale) si rivelò preziosissima, anzi indispensabile e determinante, non solo per la utilizzazione dei caratteri, ma anche e soprattutto per la impostazione, la composizione e la stampa del giornale alla quale poi, come ad un rito solenne e festoso, presenziavano in gruppo, e in vario modo aiutando, tutti gli altri giovani collaboratori. Come si trovava però questo materiale tipografico nella biblioteca? Ve lo avevamo portato da Roma, nell’estate del 1935, Nino Quaglione, Ascanio Petrocco ed io che vi sto ora raccontando queste cose. Tutti e tre eravamo studenti di scuola media. Un giorno di non ricordo quale mese del 1935, ricordo però che eravamo vicini alle vacanze, ci incontrammo a casa di una mia zia, presso la quale io abitavo, in via Crescimbeni, nei pressi del Colosseo. Come spesso avviene quando si incontrano, lontano dal paese, due o più scannesi, argomento ricorrente della conversazione è sempre Scanno, la sua vita, la sua gente, i fatti che vi accadono e quant’altro ancora. Fu in quell’incontro del lontano 1935 - il ricordo mi torna ancora vivissimo alla mente - che nacque in noi l’idea di fondare a Scanno un giornale. Detto, fatto! Trovammo subito il nome “La Foce” ed Ascanio, che frequentava allora l’Istituto Tecnico Industriale di Viale Manzoni, si offri di disegnarne la testata mentre mio fratello Mauro, allora incisore presso una ditta che fabbricava timbri e targhe a Roma, si offrì di incidere e realizzare il cliché senza farci spendere un lira. Comprammo un barattolo di inchiostro tipografico, Nino Quaglione ed io scrivemmo i primi articoli (ricordo il titolo del mio primo articolo, che fu composto ma non vide mai la luce ”Le gole del Sagittario”) e con questo materiale tornammo, entusiasti e speranzosi a Scanno in vacanza con l’intenzione di far uscire subito il giornale. A Scanno, in un ripostiglio del vecchio municipio, trovammo, perché abbandonati e da tempo non più utilizzati, una cassa di vecchi caratteri tipografici che i responsabili del Comune ci consentirono di prendere ed utilizzare. I caratteri furono portati alla biblioteca e prese così corpo una rudimentale tipografia che si chiamerà poi effettivamente “La Rudimentale” nel 1944 quando dovemmo indicare alla Questura il nome della tipografia che avrebbe stampato La Foce, cioè la nostra improvvisata ed approssimativa tipografia. Avevamo però fatto i conti senza l’oste! Non avevamo pensato, ingenui ed inesperti come eravamo nel 1935, che non bastava il nostro entusiasmo, la nostra volontà di fare una cosa nuova, bella e, speravamo, utile per il paese, ma occorreva innanzitutto l’autorizzazione delle... superiori autorità, della Questura, autorizzazione che, ovviamente, non ci fu concessa, perché - e noi ingenui non lo avevamo messo in conto - eravamo in pieno regime fascista ed era vietata la libertà di stampa! Il nostro desiderio di fondare e far uscire La Foce nel 1935 fu così vanificato e non ci rimase che impacchettare il materiale che, speranzosi, avevamo con tanto entusiasmo preparato, e lasciarlo in deposito alla biblioteca comunale. È qui che poi, altri più fortunati ed intraprendenti ragazzi, lo trovarono nel 1944 e poterono utilizzarli per far nascere finalmente La Foce che, come si vede, ha avuto una lunga e sofferta gestazione. Essa infatti, fu concepita nel 1935 ed anziché avere una… “normale gestazione” di nove mesi, l’ha avuta di… nove anni! Con una così lunga e sofferta gestazione non poteva che nascere forte e temprata per resistere all’usura del tempo. Oggi che festeggiamo il suo sessantesimo compleanno possiamo essere tutti veramente fieri ed orgogliosi. Possono essere orgogliosi i ragazzi che concepirono La Foce nel 1935, quelli che la portarono alla luce, pubblicandola, nel 1944, ma soprattutto possono esserne orgogliosi e fieri tutti gli scannesi, quelli che vivono a Scanno e quelli sparsi in ogni parte d’Italia e del mondo, perché sono essi che con la loro simpatia ed il loro appoggio morale e spesso economico, hanno permesso alla Foce di vivere per tanti anni e di essere ancor oggi viva e vitale. Grande merito però, è doveroso dare a tutti i giovani, e sono tanti, che nell’arco di questi sessanta anni si sono avvicendati nella direzione e redazione del giornale. Sono stati, e sono tuttora, tutti bravi, anzi certamente più bravi e meritevoli di noi fondatori, perché, se non è stato facile, non è stato però tanto difficile fondare il giornale, è stato molto difficile invece mantenerlo in vita e farlo progredire come essi hanno saputo fare e tuttora fanno. Per loro merito Scanno può oggi vantarsi di avere il più antico periodico d’Abruzzo in attività, unico forse in Italia, edito in un paese bello (diciamolo sempre!) ma piccolo come il nostro. La Foce ha visto nascere e morire diversi giornali e giornaletti, sia a Scanno che in altre parti d’Abruzzo, ma nessuno ha retto come lei all’usura del tempo e tutti sono invece scomparsi senza lasciar di sé traccia alcuna. Alla Foce auguriamo ancora lunga vita ed ai volenterosi che, disinteressatamente, profondono le loro giovani energie per far si che questo… miracolo editoriale duri a lungo nel tempo, va, con il grazie di tutti gli scannesi, il plauso, l’ammirazione ed anche il grazie sentitissimo dei vecchi fondatori. |