“Benvenuta nel profondo nord del profondo sud”, disse Pasquale. Eravamo nel 1979, stavamo in piazza, a Scanno davanti al bar di “Angiulella”. Luciano, mio marito, fece le presentazioni: Pino, Pietro, Elena, Cesidio, Walter, Giuseppe, Eustachio, Bonifacio, Isidoro, Aniceto, Carmelo, Gregorio… Ma non finiva lì; ci volle qualche giorno e molte ciambelle. La ciambella è il percorso ad anello che attraversa il centro storico di Scanno e dalla piazza ti riporta alla piazza con un rito che trova nella reiterazione un suo immenso incommensurabile valore aggiunto. Quel primo giorno, ancora intontita dalle curve strette della Valle del Sagittario, stringevo la mano a tutti leggermente sorpresa dalle mie reazioni. Ero a mio agio, malgrado la situazione potesse apparire quella, da me non amata, della nota cantante che arriva nel paesotto. Per niente infastidita invece mi godevo un bagno di folla tutt’altro che anonima, un’occasione di conoscenza per me, di un mondo che mi si apriva davanti senza pregiudizi ma pronto a giudicarmi e a farsi giudicare. Avevo un asso nella manica però: ero la moglie, da pochissimi giorni, di Luciano. Mi parve che lui fosse la vera celebrità. La sua bella voce potente riempiva la piazza. Tutti lo conoscevano e gli si facevano intorno ed io mi trovavo sulla traiettoria di una corrente di simpatia che attraversava in ogni direzione la piazza. Una serie di sdolcinatissimi “vaffanculo” dati e ricevuti con impressionante frequenza siglava l’amore che legava mio marito a quelle persone e a quel luogo. Quando una sera qualcuno mi offrì una chitarra cantai “UN PAESE VUOL DIRE NON ESSERE SOLI” e non fu un caso né una banalità. Per me, conoscere Scanno coincise con la scoperta della nostra nuova vita insieme e questo fornisce un legame dovuto a un fatto personale, ma, a rendere questo legame forte come è rimasto tuttora, è stata la sensazione bellissima che questa consapevolezza fosse non solo mia e di mio marito ma anche di chi incontravamo e incontriamo. Qualcuno è venuto a mancare in questi anni: Riccardo, Massimo. Il Premio Scanno che Riccardo Tanturri creò tanti anni fa, continua; scrittori, giornalisti, intellettuali, invadono per qualche giorno ogni anno il paese più bello d’Abruzzo; s’incantano davanti alla fitta trama di case di pietra che appare loro arrivando e che una misteriosa casualità ha reso inconfondibile per grazia e bellezza. Avvicinandosi scoprono palazzi e chiese, portali barocchi, logge ad archi, fontane, piazze e piazzette fino all’ultima giù verso valle in basso, la “Codacchiola”, chiusa a valle da un palazzetto con un portale sormontato da tre amorini. La Valle del Tasso, la montagna di Preccia, l’eremo di Sant Egidio, Colle Rotondo e Monte Cupello sono lo sfondo del paese. Ma le gite che tutti, tranne Carmen, abbiamo fatto si spingono più lontano: Monte Greco, la Terratta, la Genzana, Pantaniello, Monte Petroso. Mai dimenticherò di portare il pane maritato e tu Pasquale porta il vino. In montagna ci sapevo andare meglio di te ma a Scanno ho imparato ad andare a cavallo grazie a Berardino e a nuotare nel lago grazie a mio suocero, e a mangiare trippa d’agnello grazie a “Sterminio”. Qualcosa ho insegnato: come si beve un caffè con la mosca nello stazzo di Isidoro: con grazia e consapevolezza (della mosca). I miei figli anno dopo anno trovavano a Scanno la misura della propria crescita: “Uhé, s’è fatto grande stu cizze”. Che sia per questo che sono diventati così alti? Ci si vede in piazza, wajò!! |
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2008-02-0516:42:15 Si sono di Scanno