Per noi e per voi auguriamo che il nostro non sia un “folle volo”. Così il giovane studente Ermanno Paulone terminava il primo editoriale, in data 1° ottobre 1944, , presentando a nome dei Fondatori il giornale ai concittadini. A confermare la volontà di “volare bassi” per evitare cadute troppo dolorose, il sottotitolo del foglio era :”Bollettino letterario-folcloristico-sportivo della biblioteca comunale redatto dagli studenti di Scanno”. Dopo una settimana usciva un secondo numero, con un fondo di Luigi Ramaccioni, una poesia di Liborio Caranfa, titolata “La Feuce”, che celebrava la nascita del giornale e un’altra di Abele Celidonio, un appello “Alla luna” affinché decanti le bellezze di Scanno a chi non le conosce. Si ringraziavano anche gli “operai”: Franco Sero, Ildo Di Bartolo e Tanino Pagliari per la loro opera. Sul successivo numero di Natale, con il titolo: Un plauso a “La Foce”, Guido Calogero scriveva:” Cari amici de “La Foce”, ho visto il primo numero del vostro giornale. E mi ha rallegrato, come una nuova manifestazione di vitalità, in un mondo che vuole risorgere. Il vostro (stavo quasi per dire il nostro) paese non ha molto sofferto per la guerra, a paragone di tanti altri. Tuttavia, è rimasto tagliato fuori da ogni comunicazione stradale; ha rischiato il pieno isolamento annonario; ha visto gran parte dei suoi cittadini abbandonare le proprie case per andare a cercar pane nelle lontane pianure della Puglia. Si sarebbe detto che gli Scannesi rimasti tra le loro montagne avrebbero avuto ben altre preoccupazioni che quella di far uscire un giornale. Viceversa, voi non avete voluto che, anche nel vostro piccolo ambiente, fosse tornata invano la libertà di stampa. I fascisti impedivano agli Italiani di esprimere pubblicamente le loro opinioni: ora bisogna farlo, perché se le libertà non si adoperano, si arrugginiscono, e infine non funzionano più. Voi avete capito questo, e avete voluto il vostro giornale”. La Foce, il nostro giornale: storie, testimonianze, opinioni, polemiche; con diversi interessi, stili, modulazioni, toni ; e un unico collante: l’amore per Scanno. Ciò che scriveva Calogero ai suoi amici scannesi del confino era il comune sentire della totalità del popolo italiano, ma in quel “stavo per dire il nostro” riferito a Scanno, è sintetizzata la magia del nostro paese. La stessa magia che ha ammaliato i più grandi fotografi del secolo scorso, magia che emana dalla pietra del borgo, dal lago e dai monti, dagli abiti delle donne, dalle chiese, dai riti sacri e dalle ricorrenze profane. Il contatto con gli uomini e le donne consente al viaggiatore di capire come sia stato possibile, in un luogo di tanto aspra bellezza, creare un impianto urbanistico così imponente, con palazzi, strade e edifici pubblici e di culto degni di città capoluogo. Le parole del nostro amato concittadino Presidente Ciampi, quando ricordava, davanti alla Fontana Sarracco, il periodo trascorso a Scanno, erano certo di gratitudine e di amicizia; ma l’emozione che ne velava il timbro tradiva la nostalgia per un tempo trascorso fra gente di prima qualità, in un posto di prima qualità. E’ quella stessa caparbia volontà di non disperdere le proprie radici fisiche che spinge il nostro popolo a conservare le radici culturali. Questa è una delle ragioni per cui La Foce è sopravvissuta a tanti malanni, a volte gravi. La magia! La Foce è nel contempo collettiva memoria, custode della cultura e della tradizione di un popolo, è cassaforte degli odori e delle sfocate immagini dell’infanzia, vestale del prezioso fuoco dell’origine, dell’appartenenza, dell’identità. Il nostro obiettivo è che i 150 associati, gli abbonati, i lettori, gli scannesi in ogni dove, i turisti, partecipino, ciascuno con il proprio contributo di idee, di collaborazione editoriale, di lavoro, o economico a conservare, migliorare e accrescere le attività del giornale e dell’Associazione. Aiutateci a custodire un pezzetto di ciascuno di noi, per noi stessi e per le generazioni future. Grazie a tutti e VIVA LA FOCE |