Accolgo, onorato e con piacere, l'invito che mi ha rivolto il Signor Presidente della Associazione Culturale "La Foce" per un mio contributo da pubblicare in occasione dei sessanta anni di questo periodico. Si è trattato, io credo, di una sollecitazione di cortesia, della quale va apprezzata tutta la dimensione personale e amichevole, dato il prezioso rapporto che mi lega al prof. Caranfa, anche se verrebbe proprio da considerare fino a qual punto possa essersi modificato il legame che lega una opera al suo coautore, per avvertire poi, come conseguenza dello sfiorire del legame, la necessità di una intermediazione, per quanto autorevole, per riannodare le fila di un rapporto apparentemente interrotto. Corre l'obbligo di restituire questo discorso alla sua reale dimensione, avvertendo subito, non senza qualche rammarico, che per onestà mi sento di dover evitare toni solo celebrativi, dei quali non si sente il bisogno. Con gli amici di sempre, Ennio Pagliari e il compianto Ascanio Petrocco, sempre presente quest'ultimo siccome ancor oggi testimone di una gioventù da cui abbiamo attinto ogni più piccola opportunità per la vita nostra e del nostro Paese, nel lontano 1935 abbiamo alitato l'idea di un giornale di Scanno, ricchi soltanto di un entusiasmo senza pari al servizio di uno dei primi grandi amori, come tale indelebile, non per una fanciulla ma per un Paese, ancorché piccolo come il nostro. A casa di Ennio, che ospitava con noi questo progetto tanto più grande di noi, l'idea ci sembrava sempre più bella, mano a mano che passavano i giorni, i mesi, gli anni, in contemplazione infantile della testata disegnata con il cuore (e non con la mano) dal nostro Ascanio; di quella stessa testata che, immutata nel tempo e nel tempo sempre più affascinante, continua ancora oggi il suo percorso di amore e di amicizia, vitalissima nella sua lineare ed eloquente semplicità, come segno distintivo di una nobiltà elementare da rispettare. Di certo è che la testata non è cambiata, come è vero che non sono cambiati negli ultimi sessanta anni i rintocchi della nostra Ciella. Ma a questo segno esteriore, quasi logo di un sistema composito di volontà preordinate ad un fine ben definito (ma la nostra inesperienza a quel tempo ci conduceva per percorsi molto meno complicati), si accompagnava per certo la previsione di un giornale, notaio si della vita di una piccola comunità, ma proiettato lontano per raggiungere i nostri paesani che lavoravano all'estero, con una cronaca che rotolava proprio al suono della più piccola delle nostre campane: Ciella. Là, dove non contava molto il suono di Ciella dal campanile della Chiesa Madre, come non contava affatto la valenza paranotarile dei contesti, come appariva non contare più di tanto la firma dei generosissimi amici che nel 1944 ci avevano dato mano e forza per tradurre in pratica la nostra idea, come non contava la confessione commovente della pubblicazione di un giornale che "esce quando può", là contava invece, e con una prepotenza incredibile, il disegno ambizioso di rassegnare ai messaggi de "la Foce", concepita da tempo ma venuta alla luce appena tornati dal fronte, il senso voluto da tre ragazzi per i quali il giornale, forse pensato per giuoco, appariva ed era un autentico atto d' amore. Non è cambiata la linearità della testata, come non è cambiata nel pensiero di Ennio e mio la cristallina semplicità di questo messaggio che potrebbe essere proprio rispettato e condiviso senza fatica. Ma come? La Foce si dichiara un giornale indipendente. La sua equidistanza dagli eventi e dalle opinioni di parte non può essere messa in discussione. La Foce non è un giornale di settore nel rispetto di un sindacato che non esiste, per cui gli unici interessi da coltivare sono quelli del Paese, prescindendo dal colore o dalla simpatia per l'Esecutivo. La Foce non è un periodico familiare o al servizio di congreghe, per cui non può ubbidire a logiche di casta o di confessione. La Foce è equilibrio, anche nelle dichiarazioni di fede. La Foce, nei ricorsi storici o dialettali del Cuculo o di Marco a noi vicinissimo, è strumento di pace e di raccordo tra scannesi vicini e lontani ai quali è di sicuro interesse conoscere i nomi dei giovani che conseguono titoli accademici, o le vicende d’amore che si concludono davanti al Signore Gesù, o la indicibile tristezza di un ultimo saluto. Ma "La Foce" è anche altro. La Foce è cronaca fedele e storia di tutti i giorni, epurata da rivalse o da risentimenti. La Foce quindi avrebbe dovuto dire anche altro, a puro titolo di esempio, nella sicura contemplazione di due cappillitti da sposa intessuti con 1050 metri d'amore, di scorta al gonfalone del Paese sceso a Sulmona per la gioia di uno scamazzo che raccoglieva accanto ai due cappillitti, al Gonfalone e al nome di Scanno, tré Ministri della Repubblica e quattro Giudici della Corte Costituzionale. Ma La Foce ha riportato l'avvenimento con sedici righe amorfe, perdute tra le "Cose di casa". "La Foce" avrebbe dovuto attestare, anche se a puro titolo di cronaca, che in una certa occasione di sicuro spessore per la storia d'Italia e non solo per la storia di Scanno, il Capo dello Stato si premurava di richiedere giustamente Suo vicinissimo commensale, in una cena d'onore, non il Suo compagno di fuga, ma il Signor Sindaco di Scanno, nel segno di una rispettosa espressione di amicizia e di stima per il nostro Paese, prima ancora che per la pur degnissima persona del nostro Primo Cittadino. L'episodio che ha riempito le pagine dei quotidiani nazionali è stato radicalmente ignorato nel nostro periodico. |