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L’inedito de “La Foce” Come molti sanno la prima idea di fondare LA FOCE fu precedente di quasi un decennio rispetto al realizzo del sogno di alcuni giovani scannesi. Purtroppo fu necessario attendere la caduta del fascismo “censorio”, che non aveva concesso il nulla osta, per la realizzazione del progetto. Nel riordinare i carteggi contenuti in uno degli scaffali della nostra sede, Enzo Gentile ha recentemente rinvenuto una cartellina, contenente un piccolo tesoro di vecchi documenti, fra i quali un dattiloscritto, datato “24 giugno 1936”, a firma Ennio Pagliari. Siamo andati a trovare il caro Ennio a Roma, e forte è stata la sua emozione quando ci ha detto che egli ricorda perfettamente lo scritto, realizzato per quello che avrebbe dovuto essere il primo numero del giornale, e che riteneva disperso. Ci sembra giusto e opportuno pubblicarlo ora, nel suo stile dannunziano e forbito, attualissimo nella descrizione del fiume, che da poco è ritornato a far vivere lo splendido ecosistema del suo alveo. Altri rari e importanti documenti abbiamo rinvenuto, che saranno pubblicati prossimamente.
VISIONI DI SCANNO LE GOLE DEL SAGITTARIO
Nella terra d’Abruzzo, quella terra così varia e feconda di ispirazioni, dove il bello si fonde col pittoresco ed il pittoresco col maestoso, sorge, quasi come gemma incastonata nel verde diamantino di una conca ubertosa, Scanno. Il turista vi giunge attraverso una comoda rotabile che a guisa di candido nastro, cinge il seno verde di eccelse e boscose montagne che, sempre più alte, sempre più imponenti, offrono alla vista, sia pure del meno accorto visitatore, un panorama che non teme rivali: le Gole del Sagittario, tra le più belle e pittoresche che si possano immaginare. Il visitatore non può non restare ammirato di tanta bellezza e tanta meraviglia. Posa quà e là lo sguardo, ma tutto è bello di quel “BELLO ORRIDO” che il D’Annunzio con certo orgoglioso piacere ricorda nei suoi scritti; tutto è maestoso e severo ma di quella maestosità e severità che si impongono e che lasciano indelebile l’impronta di un bello lungamente cercato e finalmente goduto. Qua una rupe scoscesa; là un leggero pendìo; a dritta una roccia frastagliata e paurosa; a manca un accavallarsi confuso di massi informi e quasi levigati; giù nella valle il tormento fragoroso delle acque del Sagittario che hanno corroso e frastagliato la roccia nei modi più svariati e più strani; il colore bianco della corrente che spumeggia giù nel baratro tra infinite e mirabili cascatelle, tutto concorre a dare una impressione tra le più fantastiche e le più indimenticabili. Sempre più inoltrandosi tra i monti, sempre più alti, verdi, austeri che, quasi terribili baluardi innalzano le loro vette al cielo, il turista, dopo aver ammirato la gigantesca diga di San Domenico, opera tra le più pregevoli del genere, che alimenta la importante linea ferroviaria Roma-Pescara, arditamente costruita, a guisa di un castello medioevale, vede un villaggio sulla vetta di un monte a prima vista insormontabile: Villalago, piccola ma non trascurabile borgata che precede di poche miglia Scanno. Il turista lascia Villalago per entrare in uno scenario ben più grande del primo e che la fantasia più fiorita di romanziere non potrebbe immaginare. A pochi minuti infatti di automobile, una distesa limpida ed uniforme di acque cristalline dal tipico colore dei laghi alpini, viene con l’impeto vertiginoso della sua bellezza e della sua poesia ad imporsi al già meravigliato sguardo del visitatore, lasciandolo perplesso dinanzi a tanto incanto. E’ il lago di Scanno, che riflettendo la gigantesca mole delle alte montagne che lo circondano, offre la visione paradisiaca di un paesaggio svizzero che è la continua ed incantevole meta di numerose e gaie comitive di turisti che trovano nelle amene sue rive pace e ristoro tra la gioia ineffabile che offre un lembo di terra in cui la natura si è divertita a creare il meraviglioso e l’indescrivibile. ENNIO PAGLIARI Genere: DESCRIZIONI Presentato il 24/6/1936/XIIII |