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Imperativi latenti e tedio sociale Stampa E-mail
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Scritto da Paolo De Nardis, 19-06-2007 08:12

 

Letto : 307     || Pubblicato in : Il Giornale, A proposito di...

Maggio 2007: il TG Lazio delle 19:30 dà la notizia di una serie di arresti avvenuti a Scanno come polo di un traffico di sostanze che vedeva coinvolte anche l’Aquila e Roma. La notizia è consegnata alla cronaca di quei giorni, pertanto non è questa la sede per i particolari. Ma qualche riflessione, da parte di chi è impegnato nell’analisi sociale del mondo giovanile da vari anni, è doverosa per quella coscienza critica che ogni giornale che si rispetti deve avere.

L’uso, il consumo, lo smercio di sostanze ormai avviene con una diffusione nel mondo giovanile e non, con un timbro di inedita prospettiva, al punto tale che non è possibile analizzare più il fenomeno con le categorie della devianza e del controllo sociale come negli anno ‘70, quando il fenomeno della droga tra i giovani assunse una massività e un interclassismo mai visti prima. Era l’epoca il cui LSD ed eroina erano le droghe pesanti, mentre cannabis, hashish e marijuana quelle leggere. Il problema era l’eroina. Il legislatore nel ‘75 intervenne con una legge quadro, in cui l’ideologia sanitaria veniva a soppiantare quella penalistica, nonché con un diretto richiamo alle neonate regioni. Ma la legge si rivelò assai presto una legge-manifesto di difficile applicabilità per mancanza di copertura amministrativa, in termini di strutture, adeguata cultura e personale.

I sociologi diedero fiato alle trombe e parlarono di anomia, cioè di assenza di valori tra i giovani, e, invero, nel corso degli anni ‘70 si assiste alla radicalizzazione di grande masse di giovani in conseguenza del fenomeno della disoccupazione e dell’emarginazione culturale, che viene sempre più a lambire oltre i ceti più poveri anche quelli medio-alti, in un momento in cui l’inflazione era arrivata nel nostro paese addirittura al 22%. Di questi problemi mi sono occupato nel mio ultimo libro Taciti Accordi (Milano, 2007), che porta come sottotitolo significativo “I giovani del Lazio nella scommessa societaria” e, per quanto riguarda il fenomeno della trasgressione nel Profondo Centro (titolo di un’altra mia ricerca del 1998) da parte dei giovani, si rileva che il cocktail delle sostanze dopo l’epoca dell’ecstasy del sabato sera, rappresenti sempre più l’abbrivio per la ricerca di un piacere che superi il tedio e la mancanza di autorealizzazione in un patto sociale che invece, in maniera chiara anche se non esplicita, detta l’imperativo categorico dello “stare bene” e dell’avere successo.

Un tempo, all’epoca dei grandi ideali di trasformazione della società declinati come “ideologie”, si sarebbe potuto parlare di istanze di cambiamento o di rivoluzione; oggi no. Oggi i giovani, soprattutto in quel profondo centro, che è diverso dal profondo nord e del profondo sud, sembrano omologarsi in una mediocrità che cambia tenore a seconda della classe sociale di appartenenza, ma che mediamente, nell’atto della trasgressione, cerca nuove forme di integrazione inseguendo i fini più immediatamente comprensibili dell’ideologia sociale dominante, che è a dire quelli fondati su un individualismo scatenato e un egotismo edonistico a scapito dei valori collettivi, sociali e comunitari.

L’avere successo personale è il tipico riflesso di questi anni, nei quali il “si salvi chi può” ha fatto rifugiare i più in un mordi e fuggi del presente, perché il futuro si presenta sovente come una notte senza stelle.

Una generazione “adulta” che impone ai giovani mete superficiali e sbagliate, senza darne inoltre i mezzi leciti per raggiungerle, dovrebbe interrogarsi su questi fenomeni riflettendo se non sia finalmente il caso di recuperare quelle forme di solidarietà e progetto sociale che trascendono la miopia edonistica dell’usa e getta e dell’annientamento del vivere, o spesso solo del sopravvivere, alla giornata.




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