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Nell’immediato dopoguerra la maggior preoccupazione in Europa è stata quella di aumentare le produzioni alimentari per far fronte alla crescente domanda delle popolazioni.
Le politiche comunitarie di coesione quindi fino alla metà degli anni ottanta sono state soprattutto orientate all’aiuto delle produzioni dei prodotti agricoli.
Dopo quella data i mercati non sono stati più in grado di smaltire le quantità di prodotto creandosi così grosse eccedenze, il cui stoccaggio spesso costava più della produzione dei singoli prodotti.
Si è cosi avviata una nuova politica degli interventi comunitari che andasse nella direzione del miglioramento e dell’efficienza delle strutture produttive agricole.
Nel 1995 si è avviata una nuova politica dello Sviluppo Rurale. Questa politica partiva dal concetto che l’80% del territorio europeo era costituito da aree rurali.
In queste aree pur rimanendo significativa l’incidenza della produzione agricola, coesistevano altre realtà di antropizzazione, come l’artigianato, il mercato corto, la tutela dell’ambiente, del territorio, la difesa delle biodiversità, le risorse forestali le acque interne.
Dal 2000 con la Riforma della Politica Comunitaria nei vari Paesi della Unione Europea sono state introdotte misure a favore dello sviluppo delle aree rurali. L’Italia nella programmazione 2000-2006 è riuscita ad utilizzare il 100% delle risorse assegnate (tra fondo europeo e fondo nazionale circa 8,5 miliardi di euro). Tale performance ha permesso all’Italia di ottenere per la programmazione 2007-2013 dello sviluppo rurale ca. 17 miliardi di euro. La Regione Abruzzo all’interno di questo plafond complessivo ha ottenuto 412 milioni di euro per attuare programmi di Sviluppo Rurale tra il 2007 e il 2013. Ad oggi a più della metà del percorso della programmazione l’Abruzzo per l’annualità 2007-2013 ha erogato solo 43,2 milioni di euro.
Si tenga presente che entro il 31 dicembre 2010 la Regione dovrà erogare almeno altri 32,1 milioni di euro per rispettare il budget assegnato nell’annualità 2007-2008. Poiché dalla Commissione Europea non è stata concessa alcuna proroga alla Regione Abruzzo, se non verranno rispettati i termini e le quantità di erogazione, nel 2011 scatterà il disimpegno automatico dei fondi. Ciò vuol dire che verranno sottratte le cifre utilizzate per le annualità successive. In un momento così grave dell’economia mondiale, europea e significativamente italiana, alle politiche dei tagli non possono non essere affiancate politiche strutturali di sviluppo. Su questi temi e su come evitare ulteriori degradi e sottoutilizzazione di risorse, occorrerà un’attenta e puntuale riflessione.
Occorrerà partire dalla conoscenza oggettiva delle opportunità non mediata dalla propaganda politica, per fare richiesta e ottenere giusti riconoscimenti per lo sviluppo dei territori.
Giuseppe Putignano 

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