Stanno aumentando i casi di animali investiti dalle automobili lungo la SR479, questo significa che, oltre alla fauna selvatica, sono a rischio anche gli automobilisti che purtroppo non riescono ad evitare i “selvatici”. Questo comporta conseguenze sia a chi guida (danni alle auto o alle persone) sia al delicato equilibrio dell'ecosistema locale. La prima vittima che ci sentiamo di dover prendere in considerazione è un cucciolo di lupo ritrovato morto nei pressi della Variante di Villalago. Dopo gli accertamenti del caso, condotti dal dipartimento veterinario della Asl di Sulmona, è emerso che l'animale in questione è deceduto a causa delle gravi lesioni interne riportate dopo essere stato investito. È emerso inoltre che il lupo in questione era affetto da scabbia ed era quasi completamente privo di pelo. Questo la dice lunga sullo stato di salute di questi animali, basta immaginare un branco mal ridotto e le conseguenze che potrebbe avere in termini di contaminazione sul resto della fauna locale e degli animali domestici. Sic! Ricordiamo che l'acaro della scabbia è trasmissibile per contatto diretto.
Le altre vittime della strada sono i cervi che tutte le sere, al calar delle tenebre, pascolano indisturbati lungo le vie di fondovalle. È diventato quasi normale vedersi attraversare la strada da questi animali ma se dovesse avvenire in un punto "cieco" della stessa si rischia seriamente di andare a sbatterci contro e le conseguenze non sono certamente delle migliori. Fatevelo raccontare da chi ha vissuto quest'esperienza. Il pascolo "indiscriminato" di questi animali sta provocando numerosi problemi ed è riconducibile alla numerosità della popolazione sviluppatasi nelle nostre montagne: si vedono branchi al pascolo di 40-50 cervi ed oltre. Questo non sembra appartenere alle nostre zone dove il cervo non c'è mai stato, ma adesso che c'è non vuol dire che la popolazione debba crescere a dismisura a danno di altri selvatici e, ovviamente, di noi cittadini.
Come si può controllare la proliferazione della specie? Sarebbe possibile introdurre un modello utilizzato da anni in Trentino ed in altre regioni che prevede l'abbattimento controllato degli esemplari in eccesso, tutto questo, ovviamente, in collaborazione con il Corpo Forestale dello Stato e l'Ente Parco. Sarebbe auspicabile anche la riattivazione dei metodi utilizzati anni orsono dall'Azienda Faunistico-Venatoria dell'Alta Valle del Sagittario che prevedevano la coltura di campi seminati a grano ed orzo creando pascoli artificiali lontano dalle zone antropizzate, questo a prevenzione di eventuali incidenti e danni alle colture.
Altra specie che si incontra spesso sono le volpi la cui popolazione è aumentata in modo vertiginoso quest'anno: si incontrano esemplari ovunque, addirittura la sera dopo cena ce n'è una che viene a "prendersi" il caffè in Piazza, assurdo!