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Si è molto parlato di radon in occasione dei recenti eventi sismici e in particolare per le esternazioni fatte in proposito da Giuliani[1]. Ma il radon è una vecchia conoscenza dei sismologi; i giapponesi, che ai terremoti sono abituati, tengono sotto monitoraggio il radon da almeno trent’anni, per altro con dubbi risultati se non constatarne l’aumento in concomitanza con i movimenti tellurici.
Del radon (fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Radon) sappiamo che: “Il radon (o rado, precedentemente niton) è l'elemento chimico che nella tavola periodica viene rappresentato dal simbolo Rn e numero atomico 86.
Scoperto nel 1898 da Pierre e Marie Curie, è un gas nobile e radioattivo che si forma dal decadimento del radio (con espulsione di un nucleo di elio), generato a sua volta dal decadimento dell'uranio.

Il radon è un gas molto pesante, pericoloso per la salute umana se inalato. L'isotopo più stabile, il 222Rn ha una vita media di 3,8 giorni e viene usato in radioterapia. Uno dei principali fattori di rischio del radon è legato al fatto che accumulandosi all'interno di abitazioni diventa una delle principali cause di tumore al polmone[2]. Si stima che sia la causa di morte per oltre 20.000 persone nella sola Unione Europea ogni anno ed oltre 3.000 in Italia. Polonio e bismuto sono prodotti, estremamente tossici, del decadimento radioattivo del radon. Il radon è un elemento chimicamente inerte (in quanto gas nobile), naturalmente radioattivo. A temperatura e pressione standard il radon è inodore e incolore. Nonostante sia un gas nobile alcuni esperimenti indicano che il fluoro può reagire col radon e formare il fluoruro di radon. Il radon è solubile in acqua e poiché la sua concentrazione in atmosfera è in genere estremamente bassa, l'acqua naturale di superficie a contatto con l'atmosfera (sorgenti, fiumi, laghi...) lo rilascia in continuazione per volatilizzazione anche se generalmente in quantità molto limitate. D'altra parte, l'acqua profonda delle falde, può presentare una elevata concentrazione di 222Rn rispetto alle acque superficiali. In Italia l'ente preposto alla misura del radon nelle abitazioni e nei luoghi chiusi sono le ARPA, a cui si può fare riferimento per adottare provvedimenti di bonifica nei casi di superamento dei limiti di legge”.
 
Orbene abbiamo appurato che questo gas, per quanto nobile, non lo è altrettanto nei nostri confronti sia per l’aria che respiriamo che per l’acqua che beviamo (e vi pare poco?). Non sono un catastrofista e non sarà il radon, da sempre esistito, a eliminare la razza umana però un po’ di attenzione la merita, tanto più che alcune regioni italiane da tempo (da almeno 15 anni in Toscana, anche con i volantini nei bar!) informano la popolazione sui rischi conseguenti all’esposizione al gas, su come mitigarne le conseguenze, a chi rivolgersi per ogni evenienza, ecc. Quindi è utile saperne di più, non foss’altro per non essere da meno e non cascare dalle nuvole. Campanilismo per campanilismo andiamo a vedere, anche se siamo ultimi a sapere, perlomeno se ci possiamo vantare di essere la regione che ne ha di più! In qualcosa la priorità dovremmo pur averla! Ebbene, con nostra consolazione, e ormai come consuetudine, non siamo i primi, però neanche gli ultimi. La situazione in Italia è sintetizzata brevemente dalle note dell’APAT della Regione Lazio che dice:
 “Tra gli anni ’80 e ’90 è stata realizzata dall’APAT, dall’Istituto Superiore della Sanità e dai Centri Regionali di Riferimento della Radioattività Ambientale degli assessorati regionali alla sanità, oggi confluiti nelle Agenzie per la protezione dell’ambiente regionali e provinciali (ARPA APPA), un’indagine nazionale sull’esposizione al radon nelle abitazioni. Il valore della concentrazione media è risultato: 70 Bq/m³. Tale valore è relativamente elevato rispetto alla media mondiale valutata intorno a 40 Bq/m³ e a quella europea di circa 59 Bq/m³. Nell'ambito delle regioni vi è una situazione molto diversificata con concentrazioni medie regionali che vanno da poche decine di Bq/m³ fino ad oltre 100 Bq/m³ e singole abitazioni che superano 1000 Bq/m³. La concentrazione di radon dipende da molti fattori: presenza di uranio e radio nel suolo e nei materiali da costruzione, permeabilità del suolo e persino le abitudini di vita. Anche in aree dove generalmente si riscontrano basse concentrazioni, esiste la possibilità che in alcuni edifici vi sia una elevata presenza di radon.”
Chiarito questo passiamo al problema del radon in Abruzzo dove, come evidenziato nella cartina generale e in quella particolare, i valori oscillano tra i 60 e gli 80 Bq/m³.
 
Ci aiuta in merito la tesi del Dott. Sergio Palermi del Dipartimento ARTA di Pescara che riepiloga la situazione abruzzese in questi punti:
1.      C’è una sostanziale diversificazione nelle concentrazioni di radon tra area costiera/collinare e area appenninica, dovuta a fattori geologici e climatici.
2.      Nell’area appenninica c’è una forte variabilità dei valori, anche tra siti vicini. Maggiore omogeneità nell’area collinare.
3.      Al di là di zone molto circoscritte in cui ci sono residui di antica attività vulcanica (Oricola/Carsoli, Raiano-Goriano, Pescosansonesco) un ruolo preminente sembra giocato dal carsismo (altopiano delle Rocche/S.Demetrio, etc), dai sistemi di faglie/fratture (p.es. marsica occidentale e meridionale) e dal termalismo (Caramanico, in connessione con una formazione gessoso-solfifera)
4.      Punti interrogativi: Schiavi d’Abruzzo? (e non solo) [3]
 
E’ interessante e completa, inoltre, la pubblicazione della serie “Quaderni ARTA” nr. 4.2008 a cura del Dipartimento Provinciale dell’ARTA Abruzzo di Pescara dove, nelle conclusioni, si afferma:
“Le elaborazioni statistiche … pur evidenziando alcune aree di criticità nella parte appenninica della regione, non consentono per il momento, di procedere ad una vera e propria classificazione delle aree a rischio radon. Il set di dati attualmente a disposizione, infatti, registra un’insufficiente numerosità campionaria proprio in molte delle aree potenzialmente a rischio, soprattutto nella provincia dell’Aquila, … E’ importante, comunque, che si faccia opera di informazione e sensibilizzazione sul problema radon (evitando di ingenerare eccessivi allarmismi) e si sollecitino i Sindaci di quei comuni potenzialmente a rischio ad offrire la massima collaborazione nella prosecuzione delle campagne di monitoraggio. Continua a sussistere, infatti, un difetto di informazione, seria e documentata, su un problema sanitario in larga parte ignorato dai mezzi di comunicazione e, di conseguenza, dalla pubblica opinione. Altro tema che bisognerebbe iniziare ad affrontare è quello del risanamento delle abitazioni in cui vengono riscontrate concentrazioni particolarmente elevate. Diversamente da alcune regioni del nord … nella nostra regione non sembra esservi, allo stato attuale, una cultura tecnica adeguata a tale compito”.
 
Da queste chiare parole si capisce che è ora di svegliarsi e, questa volta, non ve la potete prendere con il Sindaco perché si è già attivato in tal senso, perlomeno per le proprietà del comune. Preoccupiamoci pertanto di casa nostra e veniamo a noi, cioè a Scanno. Qui sono stati per tempo monitorati, a campione, i locali comunali da parte dell’ARTA dell’Aquila ma non si conoscono i dati, ed è comprensibile, visto quello che stanno passando. Allo stato attuale risultano sotto controllo casa mia, anzi di mio padre (il quale ha approvato l’iniziativa e voleva che si verificasse anche la sua abitazione ma, mentre io sono nella cripta, lui, ai piani alti, è in posizione più ventilata e quindi meno a rischio), poi l’oreficeria di Franco Rotolo e, a Frattura, la trattoria “La Ciminiera” di Angela D'Alessandro. Nel frattempo il Dott. Palermi, con cui sono in contatto, mi ha riferito che a Scanno: “le concentrazioni non sono particolarmente elevate e sono allineate alla media delle zone interne e montane”.
 
Detto questo che si fa? Continuiamo a leggere …
 
Il radon è un gas inerte, pertanto non reagisce chimicamente con l'ambiente che lo circonda. Una volta prodotto è in grado di migrare attraverso il suolo e diffondere dai materiali da costruzione. L’interno degli edifici è generalmente in depressione rispetto all’esterno. Questa depressione produce dei moti convettivi nel suolo che fanno sì che il radon venga “aspirato” verso l’interno degli edifici stessi. Una volta raggiunto l'edificio penetra attraverso:
-   le fessure dei pavimenti, anche se invisibili, che sono sempre presenti;
-   le giunzioni pavimento - parete;
-   i passaggi degli impianti termici, idraulici, delle utenze elettriche, del gas ecc..
Anche i materiali da costruzione emettono radon e possono, in alcuni casi, contribuire considerevolmente ad aumentarne la concentrazione. Due edifici simili e vicini possono avere concentrazioni molto differenti. Forti variazioni della concentrazione di radon si possono riscontrare tra il giorno e la notte, durante differenti condizioni meteorologiche e tra estate e inverno. Per questo motivo una misura della concentrazione di radon significativa per conoscere la situazione e per decidere cosa fare deve essere protratta per un periodo sufficientemente lungo, possibilmente per un intero anno”.
 
E quindi? In attesa di misurare il radon e che passi l’anno come si procede? Sicuramente cambiate spesso l’aria in casa e poi … proseguiamo ...
 
“Non è possibile eliminare completamente il radon dai nostri ambienti di vita. Anche all'esterno è presente, in concentrazioni relativamente basse (5-15 Bq/m3). Tuttavia è possibile, anzi è raccomandabile intervenire in quegli ambienti in cui la concentrazione è elevata e causa un elevato rischio per la salute. Sono di seguito elencate le principali tecniche per ridurre la concentrazione di radon in un ambiente.
-       Sigillatura delle vie di ingresso
-       Ventilazione
-       Depressurizzazione del suolo
-       Pressurizzazione dell'edificio
-       Ventilazione del vespaio
 
Evito a questo punto di entrare nello specifico per non appesantire la lettura. Chi vuol conoscere nel dettaglio il modo più adatto di intervenire trova molta documentazione utile sul web soprattutto nei vari siti delle agenzie regionali preposte al territorio. Quella a mia disposizione è stata consegnata al sempre disponibile Direttore che ha promesso di renderla “scaricabile” e quindi “stampabile” dal sito della Foce e non ho motivo di dubitarne, tanto più ora che è scritto.
 
 
Visto per altro che qualcuno lo deve pur fare approfitto dell’occasione per ricordare brevemente che, a proposito di radon, la legge (D. Lgs. 241/2000) fissa precisi obblighi per gli ambienti di lavoro, scuole comprese, a carico dei datori di lavoro e delle istituzioni. I primi sono responsabili di effettuare misure della concentrazione di radon in particolari luoghi di lavoro, individuati dal decreto. Le seconde sono incaricate della individuazione delle aree del territorio in cui il problema si presenta in misura più rilevante, nel quale tali misure saranno obbligatorie in tutti i luoghi di lavoro. In ogni caso c’è una soglia di 500B/m³ oltre la quale è necessario intervenire, approfondendo la questione e/o bonificando gli ambienti.
E anche questo l’ho detto per cui, datori di lavoro e istituzioni, andate a leggere il decreto perché è stato fatto per ciò.
Riepilogando è chiaro che il radon è un problema ambientale/sanitario e vivere, lavorare o studiare in ambienti con elevate concentrazioni di radon aumenta la probabilità di contrarre malanni seri. E’ inoltre importante ricordare che non esiste una concentrazione sicura al di sotto della quale il rischio diventa zero.
Quindi il consiglio dell’ingegnere, premetto disinteressato, è: se si abita o si lavora in edifici a diretto contatto con il terreno, la prima cosa da fare è misurare gli ambienti di vita. Se le concentrazioni dovessero essere elevate, prendete in considerazione l’eventualità di adottare dei sistemi che riducano la presenza del radon. Se avete intenzione di ristrutturare la vostra casa, valutate la concentrazione di radon ed eventualmente adottate dei sistemi per prevenirne l'ingresso e l’accumulo, costa di meno. Se state per costruire una nuova casa valutate l’opportunità di applicare criteri anti-radon.
Per non abbandonarvi sul più bello, e se può essere utile, riporto quanto evidenziato in proposito nelle notizie del sito dell’ARTA Abruzzo (http://www.micso.it/artape/):
PESCARA (22/09/2009) – Sono 500 le famiglie finora coinvolte nella campagna di monitoraggio del gas radon presente nelle abitazioni abruzzesi, che l’ARTA Abruzzo ha avviato all’inizio dell’anno d’intesa con l’Istituto Superiore di Sanità e con la collaborazione di amministrazioni locali e cittadini. Il campione è stato selezionato casualmente tra i nuclei familiari residenti in 30 comuni rappresentativi della realtà regionale, tra i quali molte grandi città (Pescara, Chieti, Lanciano, Avezzano, Sulmona, Francavilla al mare, Ortona, Celano) e un congruo gruppo di centri medio-piccoli (Luco dei Marsi, Magliano de’ Marsi, Cerchio, Balsorano, Bugnara, Castel di Sangro, Sante Marie, Tocco da Casauria, Martinsicuro, Crognaleto, Sant’Omero, Pollutri, Santa Maria Imbaro, San Vito Chietino, Palena, Gessopalena, Castel del Monte). A causa del terremoto del 6 aprile scorso, la misurazione è stata rimandata a L’Aquila e in alcuni piccoli paesi compresi nel cratere, tra i quali Prata d’Ansidonia, Barete, Cagnano Amiterno e Fagnano Alto. La campagna prevede anche richieste di partecipazione volontaria da parte di cittadini: vanno indirizzate ai Dipartimenti provinciali dell’Agenzia o spedite via e-mail a Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . Le misurazioni saranno effettuate gratuitamente. Il radon è un gas naturale radioattivo, che esala dal terreno e in condizioni particolari può accumularsi negli ambienti chiusi fino a raggiungere occasionalmente concentrazioni elevate, potenzialmente rischiose per la salute. L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stabilito che è un agente cancerogeno responsabile dell’aumento di rischio di tumore polmonare. La campagna condotta dall’ARTA è finalizzata alla stima del livello medio di esposizione al radon della popolazione abruzzese e all’individuazione di eventuali aree con valori di concentrazione particolarmente elevati.
L’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente sta valutando la possibilità di eseguire rilevazioni anche nel suolo, attraverso dispositivi sperimentali innovativi, per conoscere la distribuzione territoriale di emanazione del radon dal terreno.
In conclusione: conosciamo meglio un aspetto della natura con cui convivere e, in fin dei conti, non abbiamo particolare motivo di allarmarci ma … come dire … “meglio avere paura che toccarne”.
Non è infatti un nostro diritto essere curati ma un nostro dovere stare bene e per ben sperare nel futuro vi lascio ricordandovi che:
 
LEGGE 8 Luglio 1986, n. 349 art.14 comma 3:
Qualsiasi cittadino ha diritto di accesso alle informazioni sullo stato dell'ambiente disponibili, in conformità delle leggi vigenti, presso gli uffici della pubblica amministrazione, ....
OMISSIS.....
Corrado Pagliari

[1]   Ricercatore del laboratorio del Gran Sasso, denunciato per procurato allarme alle sue affermazioni di prevedibilità del sisma desumibile dall’aumento di concentrazione del radon.
[2]    Per chi volesse approfondire: il sito inglese della BBC (http://news.bbc.co.uk/2/hi/health/4113765.stm) chiarisce i rischi da esposizione al radon invitando, tra le altre cose, a dotare le abitazioni di impianti di ventilazione forzata, stimandone anche i costi (1000 £ l’impianto e 50£/anno la gestione).
[3]    Dai dati rilevati a Schiavi d’Abruzzo emerge che oltre il 20% delle abitazioni presentano concentrazioni superiori a 200 Bq/m³, ben al disopra dei valori medi regionali.

 

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