Mercoledì, 10 Marzo 2010
   
Testo

La Nursery ed i pesci

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Con apprensione nelle nostre auto viaggiamo attraverso la Valle del Sagittario, avanziamo grazie ad una strada formata da una miriade di curve, incavate in pareti strapiombanti di grigia roccia. Arriviamo al culmine di questa gola e con sommo piacere entriamo in uno spazio ampio e luminoso che ridona serenità nell’anima e gioia alla vista. Gioia che si amplifica quando tra monti dolci ed antichi, coperti di fitti boschi, compare placido color muschio il cuore della regione verde d’Italia. Tra le tante costruzioni realizzate sulle rive, ed in alcuni casi addirittura sulla battigia del lago, ce n’è una che ai tempi fu pensata e realizzata affinché fosse utilizzata per adempiere ad un’opera che potesse essere utile ad un compito indispensabile per la tutela della fauna ittica.
Opera oggi più che mai necessaria per il nostro naturale specchio d’acqua, sempre sfruttato nel passato come nel presente e dal quale si è preso e solo preso per miopi e soggettivi tornaconti. In favore di questo inestimabile patrimonio dell’umanità, a memoria d’uomo, non si ricorda un intervento a largo spettro, progettato ed espletato con professionalità, affinché questo garantisse una completa tutela dell’ambiente lacustre sotto tutti i punti di vista. Piccoli e sparuti progetti realizzati con del calcestruzzo gettato lì, ancora un po’ versato da un’altra parte e così via di seguito. Forse in un solo caso l’intervento messo in opera aveva una coerenza con una generale politica di protezione e vivibilità dell’ambiente ittico e non solo. La stessa iniziativa venne messa in atto grazie alla condivisione delle finalità con le altre comunità della nostra valle. Purtroppo per i pesci ma anche per i villici l’intelligente scelta attuata, non essendo funzionale ai distorti ed insensati apparati vigenti, venne parzialmente interrata ma poi stupidamente abbandonata.
Dunque, l’unica costruzione presente nei pressi del lago, che potrebbe svolgere un’azione indispensabile alla vitalità dell’ambiente subacqueo ed ubicata non a caso nella zona delle Acquevive, dopo aver speso per la stessa non pochi soldi pubblici per un restauro motivato da un’unica ragione, quella di ridare vita ad una produzione di “vivo” utilizzando solo specie autoctone, perchè non riprende a funzionare?
Non voglio pensare che l’abbandono al quale l’immobile è stato condannato, serva magari ad una assegnazione di favore o fra qualche anno a giustificare ulteriori stanziamenti di fondi pubblici per l’ennesimo restauro.
E come disse qualcuno:”A pensare male si fa peccato, ma molto spesso ci si azzecca”.

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