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La Gioconda e il lago di Scanno
Alla fine degli anni Sessanta il Louvre fece un’indagine per capire quali fossero le motivazioni che spingevano i numerosi ospiti a visitare il Museo.
Scoprì, un po’ a sorpresa, che un gran numero vi si recava soprattutto per vedere la Gioconda di Leonardo e un numero non trascurabile lo faceva esclusivamente per vedere quel quadro.
A seguito dei risultati di quell’inchiesta il Louvre, oltre a fare del dipinto uno degli emblemi del museo, adottò una serie di rigorosissimi provvedimenti per garantirgli assoluta sicurezza e condizioni di conservazione ideali.
Nessuno a Scanno ha fatto un’indagine simile per conoscere cosa spinge i turisti a visitare il nostro paese, forse perché non ce n’è bisogno: la nostra Gioconda è sicuramente il lago. Chiunque è vissuto fuori di Scanno sa che, quando si cita il paese, all’interlocutore viene immediatamente in mente quello specchio d’acqua, come suo punto distintivo e più conosciuto. Allora è giusto chiedersi cosa abbiamo fatto e cosa facciamo per proteggere questo tesoro e per conservarlo adeguatamente, non solo perché è un dovere di tutti mantenere le cose belle che ci sono state affidate dalla natura e da chi ci ha preceduto, ma anche perché a queste bellezze è legata la speranza che il paese possa ancora avere un futuro come importante centro turistico.

 

La “colonizzazione”
L’8 giugno del 1952, con un’ “austera cerimonia presenziata da autorità di Villalago e Scanno e da foltissimo pubblico” si inaugura “Appenninia”, il primo progetto di “valorizzazione” del nostro lago, un piano tanto grandioso da apparire al nostro occhio quasi ridicolo. Ecco come lo descriveva “La Foce” nel novembre dell’anno dopo: “Il centro si estenderà sulla riva occidentale del nostro Lago….. dal Vallone della Terratta verso Nord (parallelamente alla riva lacustre) per una lunghezza di circa 1400 metri. Dalla riva del Lago verso Ovest, cioè verso l’interno, si svilupperà per una larghezza media di circa 200 metri….. Occuperà in totale 230.000 metri quadri.” Sempre secondo il giornale, la società costruttrice “provvederà….. alla costruzione di una Chiesa, di edifici pubblici, della fognatura, della Delegazione del Comune di Villalago, delle scuole, dell’ambulatorio, dell’ufficio postale, di alberghi, stabilimenti balneari, cinema, campi da tennis e di bocce, stazioni di servizio per autoveicoli. Costruirà una seggiovia che dalla riva del Lago salirà fino a quota 1750 per gli sports invernali e per le escursioni estive.” Naturalmente il tutto corredato da “ville, villini e cottages, negozi ed altri locali…… Tre viali snodantisi in direzione parallela al Lago attraverseranno il nuovo centro turistico.
Questo progetto, anzi quest’incubo, fortunatamente non ebbe alcun seguito. Il suo fallimento, però, non essendo dovuto alla resipiscenza dei pubblici amministratori, ma a problemi del costruttore, non salvò il nostro lago.
Villalago, che possiede la gran parte dei terreni costieri, convinto che solo lo sviluppo dell’edilizia residenziale attorno a quello specchio d’acqua avrebbe dato un futuro alla sua comunità, dopo il fallimento d’Appenninia, procedette all’offerta, a prezzi risibili, dei terreni costieri. Fu così regalato a privati cittadini l’angolo nord-nordest, dove sorsero decine di ville direttamente in riva al lago a formare “Villalago Riviera”. Una ferita irreparabile, con la totale privatizzazione di un bel pezzo di costa, cui non è più consentito neppure l’accesso dall’acqua, con grave danno per la comunità e senza alcun beneficio per nessuno, se non per coloro che se ne sono impossessati.
Da allora l’assalto alle rive è continuato, inesorabile e senza sosta. Anche Scanno vi ha partecipato, consentendo la privatizzazione di alcuni degli angoli più suggestivi. Pochi hanno denunciato, peraltro con nessun esito, la distruzione sistematica di un bene di tutti. Perfino questo giornale, pur attento alle tematiche del turismo, ha svolto negli anni un ruolo incerto e contraddittorio, inizialmente addirittura sposando quei progetti e, poi, disinteressandosi sempre di più a ciò che avveniva lungo le coste, dedicando, di contro, una certa attenzione alla sorte della fauna presente nel lago.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: l’intera sponda est è quasi completamente privatizzata e chiusa al pubblico, un’inutile strada ha rubato migliaia di metri quadri di costa, accelerando e favorendo l’ulteriore distruzione, perfino un’opera importante e meritevole come la rete fognaria è stata costruita, ad ovest, sul punto più fragile della costa, mettendone a serio repentaglio la stabilità. Sui cinque Km della circumlacuale si contano ormai, oltre a decine di ville, quattro alberghi, un campeggio, un ristorante ed è in costruzione niente poco di meno che un vero e proprio villaggio, con 70 appartamenti, un albergo, negozi, un insediamento che ha finito di distruggere la riva nord: basta porsi sulla sponda opposta (quella di Scanno, per intenderci) per vedere come tutto quel panorama, lo scorcio forse più famoso e più fotografato, è per sempre cancellato. E questo con l’assenso, quasi sempre convinto ed entusiasta, alle volte non disinteressato, delle amministrazioni comunali che si sono succedute negli anni e senza beneficio duraturo per i paesi “costieri” che continuano a dibattersi nei gravi problemi che tutti conoscono. Anche perché i capitali ricavati dallo sfruttamento di quei suoli, non sono stati quasi mai reinvestiti in loco, ma sono finiti e sempre più finiranno altrove.
E c’è da ringraziare qualche impiccio burocratico se negli anni ’70 non è stata realizzata la “Strada turistica Scanno-Sant’Egidio-Acquevive”, per la quale un solerte politico locale aveva già ottenuto il finanziamento.
 
 
Villalago e Scanno
Da quanto detto emergono chiarissimi due fatti ed una domanda. Il primo fatto è l’incapacità dei comuni “costieri” di offrire una protezione sicura e costante nel tempo al nostro lago, al di là delle chiacchiere e dei buoni propositi espressi dalle varie Commissioni intercomunali che si sono succedute negli anni. L’azione dei proprietari dei terreni adiacenti alla circumlacuale, unita a quella di speculatori con pochi scrupoli, si è dimostrata sempre più forte anche delle migliori intenzioni.
Il secondo fatto, anch’esso statisticamente indiscutibile, è che, se non si ferma l’attuale andazzo, tra una cinquantina d’anni le sponde del lago saranno totalmente cementificate. A quel punto la nostra Gioconda sarà per sempre distrutta.
Se questo è vero, bisogna chiedersi se è giusto che un capolavoro della natura, sicuramente molto complicato da gestire, sia affidato alle amministrazioni comunali di due paesi come Scanno e Villalago, che, anche volendo (e purtroppo spesso non vogliono), con i loro piccoli bilanci e senza alcuna cultura specifica, poco possono fare. E bisogna quindi domandarsi se il nostro lago non sarebbe più garantito ove fosse affidato a persone esperte e meno sensibili agli interessi economici di pochi, non dovendo ricercare, i tecnici, il consenso dei cittadini.
D’altronde, continuando il parallelo con il Louvre, quale persona di buon senso penserebbe di affidare la sua gestione all’assessore alla cultura del Comune di Parigi? Se ciò avvenisse il mondo (e non solo quello degli appassionati d’arte) si ribellerebbe.
 
 
 
Le nuove tendenze del turismo
Il secolo che è appena cominciato sarà caratterizzato in tutto il mondo dal tentativo di salvare la Terra dalle conseguenze terribili del cambiamento climatico. Questo problema, che sarà sempre di più al centro dell’attenzione della politica, della scienza e dell’informazione, sta modificando nel profondo il nostro modo di guardare alla natura e ci obbligherà a mutare anche alcune nostre abitudini. Sul piano del turismo, questi cambiamenti stanno già provocando uno straordinario interesse per la cosiddetta ecologia, che si sta traducendo in una crescente ricerca, da parte di milioni di persone, di posti che hanno una natura bella e ben conservata. È un processo che da qualche anno sta cambiando radicalmente scelte ed abitudini vacanziere: quei paesi che lo hanno capito per tempo hanno già cominciato ad averne enormi benefici. Scanno, che al momento non ha nessun’idea su come presentarsi sul mercato del turismo, come può lasciarsi sfuggire quest’occasione, probabilmente l’ultima possibilità, per la sua industria, di fermare il declino in corso? Come può, il nostro paese, non tentare di inserirsi con autorevolezza in questo nuovo mercato, in cui, con le sue caratteristiche, può aspirare a superare comuni, da questo punto di vista meno dotati, come Roccaraso o Pescasseroli?
 
 
La salvezza del lago
Va da sé che una strategia che puntasse a sfruttare queste nuove tendenze del turismo deve porsi come primo, irrinunciabile e immediato obiettivo, quello di salvare il lago dalla totale distruzione delle sue coste. Questo, però, non basta. Scanno e Villalago, con il loro lago, devono entrare in questa nuova “era” con un progetto più ambizioso: devono puntare a spostare sul loro specchio d’acqua il baricentro di quel territorio che, sia a livello nazionale che internazionale, è visto come il simbolo stesso di questa nuova cultura “verde”: il Parco. C’è un solo modo per realizzare tutto questo: chiedere, anzi pretendere, che il lago ne entri a far parte e ne diventi il cuore pulsante.
 
Fattibilità del progetto
Dal punto di vista tecnico, l’inclusione del lago nel Parco non si presenta difficile visto che quest’ultimo già “vede” lo specchio d’acqua. Basterebbe un allargamento di pochi chilometri, dalla Terratta-Montagna grande fino alla riva sottostante, da una parte, e per circa tre-quattrocento metri oltre la costa, nelle altre direzioni, fino ad inglobare anche S. Egidio, anch’esso ormai minacciato dalle implacabili ruspe.
La fattibilità tecnica deve, però, scontrarsi con gli ostacoli che saranno frapposti dagli uomini. Coloro che volessero cimentarsi con quest’impresa dovrebbero, infatti, prima di tutto affrontare il conservatorismo che, da sempre, ha contraddistinto Scanno, quando è stato chiamato a fare scelte strategiche innovative. Dovrebbero, poi, mettere in conto la contrarietà di tutti quei Comuni che, con l’inclusione nel Parco, sono riusciti a crearsi un afflusso turistico di tutto rispetto e che non vedrebbero certo di buon occhio l’arrivo di un temibilissimo concorrente. Basti pensare a Pescasseroli, che vedrebbe messo in discussione il suo ruolo di “capitale del Parco” dall’ingresso di un territorio con risorse ambientali e paesaggistiche straordinarie e sicuramente superiori alle sue oppure a Villetta e Civitella, che perderebbero l’unicità della loro situazione legata alla presenza del lago di Barrea. Infine, ci sarebbero da vincere le resistenze legate alle difficoltà economiche in cui da qualche anno si fa vivere il Parco, la cui esistenza sempre meno si concilia con l’idea di sviluppo che la politica nazionale persegue e che sarebbero utilizzate come scudo dietro il quale tutti i contrari al nostro ingresso potrebbero nascondersi. Fortunatamente, però, anche i politici cambiano e quello che non è realizzabile in un momento, può diventarlo subito dopo. L’importante è essere pronti quando l’occasione si presenta.
A questi ostacoli vanno contrapposti gli enormi vantaggi che tutta l’operazione può portare, vantaggi che comincerebbero già dal momento in cui Scanno (insieme a Villalago o da solo) annunciasse la sua proposta. Un paese che mette da parte i suoi piccoli egoismi e che, per salvare il proprio patrimonio naturale dalla speculazione, rinuncia ad una parte del suo territorio e chiede che esso sia realmente protetto dai suoi nemici, già costituirebbe una notizia. Il fatto, poi, che questa proposta sarebbe rivolta al Parco, cioè all’ente che in tutto il mondo è considerato il fiore all’occhiello dell’Italia nel campo della salvaguardia ambientale, porterebbe Scanno sulle prime pagine dei giornali, non solo italiani. Questa scelta avrebbe subito, quindi, un primo risultato clamoroso, giacché porterebbe il lago all’attenzione di tutto il mondo e, per di più, gratis. Il raggiungimento, poi, dell’obiettivo avrebbe conseguenze enormi e durature, la più importante delle quali sarebbe lo spostamento del baricentro del Parco sul nostro lago, che da quel momento diventerebbe la sua principale attrazione, con enormi riflessi sulle economie dei due Comuni “costieri”. 
 
Un responsabile del progetto
Fondamentale per il successo del progetto è l’identificazione di un responsabile, che abbia per lo meno le seguenti caratteristiche: 1) un’approfondita conoscenza della natura, in special modo, di quella del Parco; 2) un’altrettanto approfondita conoscenza dei suoi regolamenti, in modo da poter affrontare le difficoltà vere o presunte che s’incontreranno; 3) notevole capacità di intrattenere i dovuti rapporti con le istituzioni e con la politica; 4) ottima esperienza nel gestire il rapporto con i media, che dovranno essere i nostri più convinti alleati (aspetto fondamentale). Il candidato ideale (ma certamente non l’unico) ad un compito di questo genere è sicuramente il Prof. Franco Tassi, che, oltre ad avere le caratteristiche su richiamate, ha una meritata fama internazionale per essere stato il protagonista dell’immenso sviluppo che il Parco ha avuto nel dopoguerra.
 
Conclusioni
Sono oltre cinquanta anni che permettiamo a pochi privilegiati di impossessarsi di parti pregiate delle coste del nostro lago e a molti, troppi, di deturparle.
Questo scempio non può continuare: abbiamo il dovere di fermarlo per noi e per i nostri figli, che solo da una natura rispettata possono far derivare il loro futuro economico.
Purtroppo, è illusorio pensare che esso possa essere arrestato dalle amministrazioni locali, troppo deboli e spesso sensibili agli interessi legati allo sfruttamento edilizio dei terreni circostanti. Solo il trasferimento ad un’entità esterna, tecnicamente e culturalmente preparata, meno soggetta ai compromessi della politica, può veramente garantire la conservazione del lago.
L’allargamento del Parco non solo garantirebbe la sua salvezza, ma diventerebbe l’occasione di una svolta per Scanno e Villalago, che in questa nuova missione troverebbero finalmente una strategia per rilanciare su presupposti moderni e duraturi la loro industria turistica.
È una sfida importante e decisiva, che non può essere rifiutata. Già negli anni ’60 Scanno ebbe l’occasione di posizionarsi su basi sufficientemente solide nel mercato turistico invernale. Per puro conservatorismo se la lasciò scappare e tutti sappiamo com’ è finita. Oggi la sorte ci presenta una nuova straordinaria occasione. Sarà Scanno in grado di coglierne le enormi potenzialità?
 
P.S. Ho pensato di scrivere sul lago in Agosto, quando, seduto sulla sua riva “scannese”, guardavo con gran tristezza la distruzione, ancora in corso, che negli anni è stata perpetrata sulla sponda opposta. Ad articolo terminato mi giunge notizia delle polemiche relative all’intervento che il comune di Scanno sta effettuando sulla sua riva. Non credo ci sia nulla da modificare o da aggiungere a quanto detto prima, se non la speranza che quest’ultimo episodio renda tutti gli abitanti dei due comuni “costieri” ancora più consapevoli dell’urgenza di ottenere un provvedimento che metta il lago al sicuro da speculatori e da improvvisati “naturalisti”.
 

 

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